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sabato 20 giugno 2009

sono un autarchico


il modo migliore per attuare l'eutanasia di un intero paese.

sta riuscendo a meraviglia.

soffocare nel proprio vomito, per una rockstar è la consacrazione, per una società è un'allegra tragedia. o il sogno realizzato di stolidi conservatori.

non oserò mettere le mie parole avanti a quelle del mai troppo compianto maestro Dionisotti.
pochi come lui erano consapevoli della sottile mistificazione contenuta nel proliferare delle informazioni, degli studi, delle opinioni, che allontanano dall'unica possibile fragile verità, quella delle fonti.

venerdì 5 dicembre 2008

la chiamano "libridine"...

gli scaffali di poesia, da qualche tempo, vanno assomigliando sempre più a quei ripiani di cucina nelle case delle nonne, piene di piatti e zuppiere di ceramica in forme floreali e colori vistosi.
le copertine sono spesso così, indici di sentimentalismo semplice, di saggezza inerte e a buon mercato, di ritraduzione infinita dove ormai il lavoro artistico e ispirato è consunto, liso, e lascia intravvedere le trame grossolane di un orizzonte limitato, in cui gli stereotipi rubano la scena alla verità.
e, quel che è peggio, quegli scaffali sono insopportabilmente tristi.
la poesia che non è più, se mai lo è stata, strumento di conoscenza, bensì surrogato condensato di romanzi rosa, metadone di libidini travestite da "romanticismo". una collazione di incarti dei celeberrimi baci perugini, insomma (e per farla poco lunga).
neruda, la merini e "l'amore" la fanno da padroni, persino i loro rigetti vengono editati e catalogati tra i capolavori, dopo la "raccolta" di ligabue e prima del più trito prévert, ridotto all'ombra di se stesso.
le gioie più grandi mi vengono allora, per fortuna, dai negozi che vendono libri usati o "remainders", dove posso coccolarmi e sorprendermi aggirandomi come in trance davanti a libri altrimenti introvabili o razzisticamente troppo costosi.
ultime gemme scovate, le poesie di Delio Tessa e di Marianne Moore, volumoni carnosi e caldi come una stretta di mano, gonfi di speranza e di desiderio, speranza e desiderio di parole nuove, di intuizioni e verità che rendono l'attesa inebriante.

giovedì 9 ottobre 2008

stratagemmi


al mattino presto, per evitare (in parte) il traffico, attraverso le stradine "di campagna" del Parco del Ticino, a due passi dal caos.
già da qualche settimana c'è una lieve foschia, come cotone posato sui campi, e gli aironi, eleganti e filiformi, hanno un che di spettrale e familiare sotto il cielo arrossato.
poi, da qualche giorno, cumuli di letame fumante riposano come un grande corpo sudato e scuro, sfinito e steso a terra.
intanto va il radiogiornale di Radio Popolare. come controcanto ai fantasmagorici e omertosi TG.
eppure anche qui notizie indigeribili, plasmate ad uso e consumo. dopo Abba, siamo tutti Abba, cominciano "fare notizia" episodi di pestaggio a sfondo razzista. non mi piace questo clima, non mi piace pensare che si stia scherzando col fuoco a voler imitare "i film americani". non mi piace pensare, ancora, che ci siano delle complicità che fanno comodo a tutti, bianchi e neri, fascisti e comunisti che non si svegliano da un passato nato morto ma che tengono in vita con vero accanimento terapeutico. una melma densa nella quale stanno affondando lente le borse e le banche, nel vuoto pneumatico dell'assenza di una qualsiasi strategia, una gara di prefiche e di paparini premurosi a piangere e rassicurare sul latte versato e irrancidito di un sistema tanto odiato fino a ieri, ma che oggi si vuole "salvare" chissà come, bruciando inutilmente enormi risorse invece di cogliere l'occasione per attuare "una svolta".
mi chiedo che razza di tempo sia questo.
domanda inutile, non lo amo questo tempo, non lo amo.

canto a squarciagola con Bennato, che forse mi passa...

quanti libri di storia-a-a-a
tutta la civiltà-à-à-à-à
c'è un elenco di buoni-i-i-i
i cattivi di là-à-à-à-à
sono tutti schedati,
eh! ma che bella città!

sul giornale c'è scritto-o-o-o
puoi fidarti di me-e-e-e-e
il peggiore di tutti-i-i-i
si è scoperto chi è-è-è-è-è
ha le ore contate,
eh! ma che bella città!

mercoledì 24 settembre 2008

flashes e dediche



Si dice che gli psicopatici, persone in nessun modo turbate da una coscienza, siano dei generali e dei politici di inarrivabile efficienza.
(Anna Funder,
Stasiland - tradotto e pubblicato in italiano da Feltrinelli con il titolo C'era una volta la DDR - pag. 55)

Dando dar credito all'autrice della folgorante citazione che di queste cose se ne intende, come testimonia il suo meraviglioso/agghiacciante saggio romanzato sulla vita in Germania Est da cui essa è tratta, mi vengono in mente alcuni curiosi corollari:
il primo è che la classe politica italiana ha quasi sempre goduto di ottima salute psichica; il secondo è che ora, invece, chi è al governo, qualche problemino ce l'ha, mentre la sinistra continua la sua passeggiata di salute; il terzo è che l'etica degli psicopatici sta diventando - non vorrei dire che è già diventata - la norma, una delle tante rassicuranti maschere di un'umanità ancora troppo stupida, legata alla brutalità ottusa del potere economico e politico; infine, il quarto, è che è una volta di più evidente che "le parole sono importanti", dietro alle parole si sono voluti nascondere orrori, soprusi, connivenze, nel sempre uguale e atossico lessico della prepotenza. Se al posto di efficienza iniziassimo a parlare di - e di conseguenza ad agire con -
rispetto oppure onestà forse potremmo pensare a chiamarci fuori da questa follìa sterile e senza immaginazione.

lunedì 22 settembre 2008

in memoriam

Aulo Gellio visse nel II secolo dopo Cristo.
Esponente dell'alta società romana, viene ricordato per le sue Noctes Atticae (Notti Attiche), opera in venti libri dove egli, in brevi capitoli, si dedica a compulsare e commentare i libri letti nel corso di una vita della quale non si conoscono che pochissimi dati.
E' un'opera preziosa, spesso unica fonte per documentare l'esistenza di opere andate perdute, delle quali riporta citazioni e frammenti, scritta in uno stile godibile e vivace.

Lo immagino, il vecchio e poco originale Aulo, alla luce di un fioco lume, intento a raccogliere le idee, mentre il pennino crepita sulla pergamena o sul papiro. Non scriveva il pianto che gli bagnava la mente, riversava invece con mentalità quasi medievale le citazioni interrogandole e mettendole a confronto, alla ricerca di un punto di vista più vicino alla verità. Conservando ancora residui della celebre pragmaticità latina, non fu feticista del "libro", ma un "alto-borghese" pronto a sceverare la formazione dal gioco intellettuale.
Lo immagino, sentendomi a lui vicino, divorato da un desiderio di conoscenza il cui senso a volte mi sfugge, ma che spesso non è nient'altro che voglia di dare voce alla mia indignazione.
Eppure, fatta la tara del "classico" pregiudizio dispregiativo sulle masse inadatte alla cultura, quanto poco basta a farlo uomo ben più avanzato e aperto dei nostri contemporanei.
Lascio a lui la parola:
"..ho sempre avuto presente il detto di quel famoso personaggio di Efeso (Eraclito ndt): certamente essere vero che 'le molte conoscenze non arricchiscono lo spirito'; e veramente nello svolgere e percorrere gran copia di volumi, durante tutti gli istanti che potevo sottrarre agli affari, mi sono tormentato ed ho faticato, ma non ricavai da essi che poche cose atte a condurre gli spiriti aperti e ben disposti al desiderio di un'onesta cultura...mi sono limitato a presentare gli elementi e, per così dire, degli assaggi delle arti liberali, quelle arti di cui non è certo inutile e tantomeno sconveniente che un uomo ben educato abbia sentito parlare e si sia occupato." (dalla Prefazione)

Le arti liberali, quelle discipline finalizzate alla formazione di uomini liberi. Reminiscenze scolastiche: per quel tempo erano grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, astronomia, musica.
Forse bisognerebbe ripartire da qui, da un'altra idea di libertà, da un'altra idea della cultura di massa, una cultura che non sia né un lusso né un gioco di società, né tantomeno una merce, ma una necessità, il segno della fine dell'indigenza, utopia del cittadino consapevole e attivo.

E' appena iniziata la scoperta dell'uomo, e già si vuol far credere che non c'è più niente da scoprire. E' un'alba e si cerca di farla passare per tramonto.

martedì 9 settembre 2008

Farsaglia (ovverosia: viaggio in Italia)

per la sua somiglianza fonetica con farsa
se non fosse che in Italia, come ha detto recentemente Carlo Lucarelli, uno dei pochi "intellettuali" o "letterati" impegnati e coraggiosi, persino i segreti di Pulcinella e le farse fanno un po' paura, come la faccia bonacciona e stupida di un potere bambino prepotente e viziato, brutale nella sua cecità

è una transizione difficile - se di transizione di tratta - dove è arduo non credere che si materializzi l'analfabetismo secondario di Enzensberger, "vale a dire la progressiva dimenticanza delle nozioni acquisite in età scolare e l’abbandono della pratica della lettura. Poiché l’analfabeta secondario prolifera in tutte le professioni, merita il titolo di rappresentante elettivo della società contemporanea, riluttante a sottoporsi alla fatica di pensare. È accaduto così che l’incompetenza di massa sia diventata costume e ovunque risuoni una parola gridata, priva di senso, che non promette nulla di buono." (citazione da qui)
per cui chiunque può rimettere allegramente in discussione indifferentemente storia e cronaca, economia e cultura. fare le pulci e dare smentite è sempre tardivo e quasi sempre inutile, quando non semplicemente speculare per scorrettezza. i "casi" Alemanno e La Russa non sono che l'ultimo esempio in ordine temporale.
ed è inutile lamentare la scomparsa di personalità, come Pasolini, sulla prima pagina del Corriere della Sera, o come Dionisotti, impegnati a tenere vivo il legame tra cultura e vita civile.
con buona pace di chi blatera sulla scuola e i grembiulini in un paese che, solo cento anni fa, contava quasi il 50 percento di analfabeti.

e dove pullulano le lapidi in memoria caduti ma non in monumenti in vergogna dei mandanti, ancora funziona la retorica della guerra e non la realtà della miseria e dell'inettitudine.

martedì 22 luglio 2008

Italia - Ungheria 0-1

a proposito di Ady, poeta ungherese
scrisse:

Riteniamo e proclamiamo che la società ungherese - in quanto si possa considerarla esistente - è incolta, minorenne, superstiziosa e malata.
Riteniamo e proclamiamo che pressoché tutte le relazioni dell'attuale società sono false e pericolose.
Riteniamo e proclamiamo che, nell'attuale società ungherese, ogni cosa sta nelle mani dei signori religiosi e laici: tradizioni superstiziose tengono in schiavitù milioni di cittadini.
Riteniamo e proclamiamo che, se vogliamo continuare a vivere, dovremo distruggere i baluardi del militarismo, del clericalismo e del feudalesimo.
Riteniamo e proclamiamo che le tradizioni antiquate e i privilegi asineschi che ne derivano debbono essere sostituiti dai meriti del lavoro e che, se il conservatorismo, il vacuo nazionalisteggiare e la limitatezza delle idee si metteranno contro di noi, ebbene, noi dovremo schiacciarli.

e lo scrisse nel 1902
sostituendo "italiana" ad "ungherese" non si direbbe

giovedì 17 luglio 2008

crisi di rigetto


puzzo. finalmente accetto il fatto che puzzo. fino al midollo, in ogni fibra, in ogni angolo dentro e fuori. sono inquinato, irrespirabile, immangiabile. trentaquattro anni che respiro un odore insopportabile, e veniva da me.
puzzo di retorica, di infelicità, di malinconia, di impotenza.
puzzo di modernità e di tradizione, di memoria e di ribellione.
puzzo di movimento e di staticità, di godimento e di frustrazione.
puzzo di dolore, di luci e di ombre.
puzzo di solitudine e di infedeltà, di cinismo e di allegria.
puzzo di sordità e di parole morte.
puzzo di fame e di sete, di delicatezza e di brutalità.
puzzo di denaro e di sesso, di fallimento e di conquista.
puzzo di interesse, di debiti e di crediti.
puzzo di odio per il lavoro e per il prossimo che è come me stesso.
puzzo di disprezzo, di ipocrisia.
puzzo di poesia, di instabilità, di energia.
puzzo di sincerità, di timidezza, di fuga.
puzzo di vergogna, di bellezza, di occasioni.
puzzo di disperazione e di voglia di vivere.

prima viene il titolo, ultimo il corvo e poi i fiori, fuori il giardiniere che mantiene il giardino mantenuto da noi.
non recidere forbice quel volto, solo nella memoria che si sfolla e lasciami sanguinare, lasciami piangere sul lettino dell'analista o della spiaggia, tra le mani il lenzuolo o la sabbia come un velo d'erba secca.
ma che nessuno mi venga a dire di aver capito, poiché nessuno è disposto ad ammettere di puzzare irrimediabilmente.

mercoledì 4 giugno 2008

atmosfera/2

una delle notizie del giorno era questa, presente su molti altri quotidiani, sulla divergenza aperta tra Berlusconi e Lega a proposito del "reato" di immigrazione clandestina.

sul TG5 delle ore 13 silenzio assoluto. per dire, casomai (o cazzomai, come diceva Montesano travestido da signorina che, per fare la fine, pronunciava la s come z) ce ne fosse bisogno, che bellezza di informazione.

e, giusto per ricordare che la nostra non-politica arriva anche all'estero, ecco un articolo doloroso in un sito interessantissimo

lunedì 19 maggio 2008

menù alternativo

invece di stare col naso a bagno nei liquami dell'inutile cronaca politica (polemiche Italia/Spagna, AN affossa o no il "reato di immigrazione clandestina"?, ecc.ecc.), ecco due proposte utili all'amarezza e al disincanto, incentrate su realtà allegramente e preferibilmente ignorate nelle loro reali dimensioni:

- questa pagina di notizie su un documentario dal titolo "Biùtiful cauntri", sui rifiuti e le condizioni nella zona del napoletano (e Acerra in particolare) che ho potuto vedere venerdì scorso. causa maltempo avrei dovuto suonare, ma il concerto è saltato. così mi sono trovato nella sala interrata del centro sociale dove stavano proiettandolo. buona visione, preparate il Maalox perché l'acidità di stomaco si presenta quasi subito. i lumbard avranno di che stupirsi ascoltando dei contadini campani che sanno parlare correttamente in italiano, tra le altre cose, ma non voglio rovinare le sorprese;

- invece quest altro documentario "Oil Crash" è di origine svizzera e riguarda più in generale le risorse energetiche. esiste anche un sito dallo stesso nome. il Maalox torna buono anche qui.

Gli spunti, critici nel bene e nel male, sono molti. Buona lettura e buona visione.

giovedì 17 aprile 2008

altre inquisizioni

sommersi nella marea di commenti a caldo, a freddo, oppure misti, come gli antipasti
se non fossero dei malriusciti digestivi, certo
e le smagliature non mancano
come, per esempio, la fine che ha fatto la lista di Grillo
tutti preoccupati, tutti a farsela sotto, tra evviva e abbasso, oddio l'antipolitica, la ggente che si rivolta
e ora spariti, dopo le piazze, niente. all'orizzonte il V-day 2.
viene da pensare che l'antipolitica sia in effetti, e più coerentemente, quella di Bossi e Berlusconi
non ero di quelli che criticavano Grillo, e ora mi dispiace per lui, che sta constatando la mediocrità del "suo" popolo. gli auguro miglior sorte e maggior effetto in futuro.
mi limitavo a dire, e ripeto, che senza sapere o definire la politica, non esiste antipolitica e che, anzi, come ai miei occhi pare ovvio, si sovrappongono confondendosi
sul collasso della sinistra "radicale" se ne sentono di tutte, così come sul "successo" della Lega
dati, numeri, percentuali, localizzazioni geografiche
l'evidenza a volte è la cosa più difficile da vedere
evidente spostamento massiccio a destra, il PD non ha fagocitato granché (e viene da dire, ora, purtroppo) dell'Arcobaleno. i confronti col 2006: rispetto a DS e Margherita il guadagno è stato di neanche 200.000 voti, mentre Rifondazione/Verdi/Comunisti ne hanno perduti oltre 2.000.000
l'astensionismo non basta, ci sono iscritti ai sindacati con tessera leghista. e poi, chi vuole - o deve - capire capisca, altrimenti tra 5 anni (speriamo meno, visto l'esordio a commento del governo Zapatero) sarà ancora più dura risalire la china di questo paese indurito profondamente

martedì 15 aprile 2008

altro giro, altro regalo

un articolo non dovrebbe essere troppo impegnativo da leggere (grazie ancora a virginie per la segnalazione)

nemmeno se è in francese

nemmeno se è di un giornale svizzero

perché già nel programma, se vogliamo usare un eufemismo, del PDL mancava qualsiasi riferimento alla politica estera (visto il ridicolo di cui si coprì il silvio nel quinquennio purgante), oltre che alle donne, che ci si prenda in mano almeno un vocabolario francese-italiano e si metta il naso fuori dai patrii confini a prendere le giuste misure, più dolorose, ma ormai...

nello sport di dichiararsi panda, cioè in via di estinzione, mi ci metto pure io, esemplare di commercialista di sinistra

mercoledì 5 marzo 2008

vita contemplativa

ho amato visceralmente il romanzo Zorba il greco, di Nikos Kazantzakis, autore di impressionante potenza altrimenti poco noto o del tutto sconosciuto, e quel poco dovuto più che altro all'omonimo film di Kakoyannis con Anthony Quinn
un'altra sua opera è stata fonte per il film L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese
non sapevo che la sua vita si fosse incontrata con quella di Miguel de Unamuno, altra singolare, discussa e poco nota figura di intellettuale e scrittore a cavallo tra Ottocento e Novecento
e persino con quella di Mussolini
sarebbe cosa utile l'edizione delle sue interviste, e magari la traduzione del suo lavoro principale, Odissea, titolo importante, poema in 33333 versi
che a sua volta si incrocia con un altro poeta importante del nostro tempo, Derek Walcott e il suo Omeros e la sua versione teatrale dell'Odissea (di Omero).
per dire della sottile e inesauribile vena greca e neogreca che attraversano il nostro mondo. altro che baloccarsi a proposito dell'utilità delle lingue classiche.

mercoledì 16 gennaio 2008

miti d'oggi



non riuscite a digerire? o avete digerito troppo?
allora oggi è la giornata perfetta.
sfogliate i quotidiani appestati dalla morbosa questione papa/sapienza, e ritroverete la vostra regolarità. come disse un medico citato in blob, siamo una società col mito della defecazione quotidiana. quindi, per assecondare un mito meglio assumere un quotidiano invece di un farmaco. meglio di tutto sarebbe una dieta ricca di verdure, ma tant'è...
oggi la stampa della società dell'informazione (con qualche rara e benedetta eccezione) dà il meglio di sé nella ormai collaudata tecnica di affrontare una questione più o meno importante:

- senza far capire realmente di che cosa si sta parlando, e come. ognuno discute il proprio punto di vista dando per scontato che sia quello giusto. gli altri dicano un po' quello che cazzo gli pare.

- creando una associazione con i propri lettori, secondo la quale non importa capire i concetti espressi o la sintassi e il lessico usati, né tantomeno se tutto questo sia montato sensatamente, non voglio dire coerentemente. basta prendere qualche frase da usare come distintivo, come puro segno di appartenenza. e tanti saluti all'intelligenza.

- affondando parole come "laicità", "democrazia", "religione", "libertà" nel magma ignorante della mente dei cittadini. non credo che gli italiani siano una massa di cerebrolesi, ma che in gran numero non abbiano dimestichezza con questi concetti e/o idee, questo sì. ci saranno anche coloro che non vogliono "imparare", ma nessuno si prende la briga di fare premesse per chiarire gli argomenti, contando sul fatto che laicità, religione, democrazia, libertà siano idee frollate a sufficienza per diventare discorsi da bar o da macchinetta del caffè. suggerisco "Il giornale" e "Libero", che ancora una volta si confermano ai massimi livelli di brutalità intellettuale, ma sono solo punta (fumettistica) dell'iceberg.

a Milano diluvia anche oggi, di notte è bellissimo.

martedì 8 gennaio 2008

nervi e sole (o la cosa chiamata poesia/12)




Epoca

Qui non riposa un passato
che chiamai con una campana
perché si sveglino le cose
e mi circondino gli anelli
che lasciarono le dita
ubbidendo alla morte:

non voglio ricostruire
le mani né i dolori:

poi tutto morirà
una volta per tutte, forse,
questo secolo dell'agonìa
che c'insegnò ad assassinare
e a morire da superstiti.



Sappiate, sappiatelo, sappiatelo

Ahi, la menzogna che vivemmo
fu il nostro pane quotidiano.
Signori del secolo ventuno
è necessario che si sappia
quello che noi non sapemmo,
che si veda il contro ed il pro,
perché non lo vedemmo noi,
e che nessuno mangi più
l'alimento menzognero
che ci nutriva nel nostro tempo.

Fu il secolo comunicativo
delle incomunicazioni:
i cablogrammi sotto il mare
a volte furono veri
quando la menzogna giunse
ad avere maggior latitudine
e longitudine dell'oceano:
i linguaggi si abituarono
a preparare la finzione,
a suggerire le minacce;
le lunghe lingue del cablogramma
arrotolarono come serpenti
l'impostura colossale,
finché tutti condividemmo
la battaglia della menzogna
e dopo aver mentito correndo
andammo mentendo a uccidere,
giungemmo mentendo a morire.

Mentivamo con gli amici
nella tristezza o nel silenzio,
e il nemico ci mentì
con la bocca piena d'odio.

Fu l'età fredda della guerra.

L'età tranquilla dell'odio.

Una bomba di quando in quando
bruciava l'anima del Vietnam.

E Dio entro il suo nascondiglio
spiava come un ragno
i remoti provinciali
che con sonnolenta passione
cadevano nell'adulterio.



Unità

Questa foglia sono tutte le foglie,
questo fiore sono tutti i petali
e una menzogna è l'abbondanza.
Perché ogni frutto è lo stesso,
gli alberi sono uno solo
ed è un solo fiore la terra.



Sempre io

Io che volevo parlare del secolo
dentro questo rampicante,
che è il mio libro sempre nascente,
in ogni parte mi sono trovato
che mi sfuggivano i fatti.
Con buona fede che riconosco
ho aperto i cassetti al vento,
gli armadi, i cimiteri,
i calendari con i loro mesi:
per le fenditure che s'aprivano
mi compariva il mio volto.

Per quanto stanco io fossi
della mia persona inaccettabile
tornavo a parlare di essa
e ciò che mi sembra peggiore
dipingendo un avvenimento
io dipingevo me stesso.

Che idiota sono, dissi mille volte,
praticando con maestria
le descrizioni di me stesso
come se non fosse esistito
niente di meglio che la mia testa,
nulla di meglio dei miei errori.

Voglio sapere, fratelli miei,
dissi all'Unione dei pescatori,
se tutti amano come me.
La verità - mi risposero -
è che noi peschiamo pesci
e tu peschi te stesso,
poi torni a ripescarti
e a gettarti di nuovo in mare.


Pablo Neruda, Fine del mondo, 1970, trad. di Giuseppe Bellini

martedì 18 dicembre 2007

barfly (o la cosa chiamata poesia/11)

la vita di Borodin


la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda che era solo un farmacista
che scriveva musica per distrarsi;
la sua casa era piena di gente:
studenti, artisti, barboni, ubriaconi,
e lui non sapeva mai dire di no.
la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda che sua moglie usava le sue composizioni
per foderare la cuccia del gatto
o coprire vasi di latte acido;
aveva l'asma e l'insonnia
e gli dava da mangiare uova à la coque
e quando lui voleva coprirsi la testa
per non sentire i rumori di casa
gli lasciava usare soltanto il lenzuolo;
per giunta c'era sempre qualcuno
nel suo letto
(dormivano separati quando proprio
dormivano)
e siccome tutte le sedie
erano sempre occupate
spesso lui dormiva sulle scale
avvolto in un vecchio scialle;
era lei a dirgli di tagliarsi le unghie,
di non cantare o fischiare
di non mettere troppo limone nel tè
di non schiacciarlo col cucchiaino;
Sinfonia n.2, in si minore
Il principe Igor
Nelle steppe dell'Asia centrale

riusciva a dormire solo mettendosi
un pezzo di stoffa scura sopra gli occhi;
nel 1887 partecipò ad un ballo
all'Accademia di medicina
indossando un allegro costume nazionale;
sembrava finalmente di un'insolita gaiezza
e quando cadde sul pavimento,
pensarono che volesse fare il pagliaccio.
la prossima volta che ascolti Borodin
ricorda....


(Charles Bukowski)

martedì 25 settembre 2007

work in progress


nelle ultime settimane

ho letto:

- Semi di contemplazione di Thomas Merton, il famoso monaco cistercense autore di Nessun uomo è un isola. Questo libro da me appena letto è una raccolta di riflessioni, ben legate nello svolgimento però, intorno al tema della contemplazione secondo un mistico. Sapete bene (forse) che mistici e poeti sono per me gli Eletti. Bene, niente fraseologia all'acqua di rose, niente poesiole sul cielo e sull'acqua, niente sentori new-age in queste pagine, ma alta, profonda e sensibile indagine sull'animo umano, sulla tanto fraintesa vita interiore. Buon senso e vera conoscenza della spiritualità sono i pregi più importanti di questo raro volumetto risalente agli anni '40, trovato in una cartoleria di Sant'Arcangelo di Romagna quest'estate, in un'edizione Garzanti datata 1991, durante la festa di degustazione di vini Calici di stelle. Una volta superate le pagine di più stretta osservanza cattolica - seppure, sia chiaro e cosa non da poco, mai spentamente ortodosse né fastidiosamente untuose - regalerà una mole di spunti di riflessione e, certo, contemplazione, analisi e considerazioni sull'uomo e sulla società degne di figurare nei volumi di sociologia, di psicanalisi, di antropologia;

- I bu di Tonino Guerra (sì, quello dell'ottimismo è il profumo della vita). Il volume raccoglie tutta la produzione poetica in dialetto santarcangiolese fino agli anni Settanta dell'autore, che rimane uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, secondo me (e secondo il ben più autorevole Pier Vincenzo Mengaldo). Ogni componimento una storia, un racconto, un monologo, tra gioia e follia, tra solitudine e crescita economica, sempre ricchi di umanità e malinconia. Guerra è stato, ricordiamolo, anche sceneggiatore di primissimo piano insieme a giganti come Antonioni e Fellini;

- Creazione senza Dio di Telmo Pievani. Recente volumetto nel quale l'autore - professore di filosofia della scienza all'università Bicocca di Milano - si impegna, con precisa e accurata preparazione e una punta di ironia, a fare una volta per tutte il punto della situazione della teoria scientifica del cosiddetto darwinismo, replicando saporitamente punto su punto ai sostenitori del cosiddetto disegno intelligente, venuti recentemente alla ribalta negli Usa (e anche in Italia). Gustoso, denso, intelligente, un saggio di correttezza divulgativa, di onestà intellettuale. Rende evidente che la menzogna prospera finché si riesce ad evitare che le premesse di una discussione siano messe ben in chiaro, politica italiana docet. Le bugie hanno le gambe lunghissime e amici molto interessati...

sto leggendo:

- Medioevo e Rinascimento di Eugenio Garin. Una densa raccolta di saggi tra storia, filosofia, letteratura e storia delle idee dello studioso che più di tutti ha contribuito a cambiare la visione dell'Umanesimo. Insomma, di storia totale alla maniera di Le Goff, Duby, Braudel, Bloch e tanti altri. Esemplare ricerca su ciò che è sopravvissuto, ciò che è superato e ciò che non è mai esistito nella storia europea tra Trecento e Quattrocento. Imperdibili i saggi sulla magia, finalmente vista nella sua vera dimensione - in quel tempo - di premessa al cambiamento avvenuto nei secoli successivi, rivoluzione scientifica in testa. Quella magia che, fino al Trecento, era stata relegata al di sotto della ragione, negli spazi della blasfemia, diventa simbolo della libertà dell'uomo, della sua capacità creativa, del suo farsi incessante e senza cammini obbligati. Pur restando un vero e proprio guazzabuglio teoretico, è stato un passaggio fondamentale, che forse oggi stiamo percorrendo a ritroso, se è vero come è vero che esistono libri dal titolo A tavola con gli Elfi...Comunque, lavoro capitale, e ottima lente per posare lo sguardo sul mondo contemporaneo;

- La nàiva, Furistìr, Ciacri di Raffaello Baldini. Un ampio volume che contiene quasi l'intera opera poetica dell'altro grande santarcangiolese. Lingua più aspra, racconti spesso più lunghi, ma come un'identica atmosfera. Un racconto realista sull'uomo, sull'ostinata resistenza delle illusioni e la realtà che invece va avanti da sé;

- 11/9. Il cospirazione impossibile a cura di Massimo Polidoro. Raccolta di saggi a cura di vari esperti (ingegneri, filosofi) sull'analisi dei motivi che stanno alla base delle varie teorie del complotto sull'11 settembre (le esplosioni, il crollo delle torri ecc.). Lo spirito è simile a quello del volume di Pievani descritto più sopra, ma con meno ironia e una punta di pedanteria. Libro comunque interessante e che porta sul frontespizio una splendida massima di Pasolini ("Il complotto ci fa delirare perché ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità") che è piacevole e convincente senza risultare fastidiosamente apologetico nei confronti dell'America di Bush. Una volta di più viene dimostrata la persistenza di ciò che risponde a desideri profondi e tenuti sullo sfondo, a scapito di una ricerca più sera e severa, che porta a conclusioni più drammatiche perché più precise. Se gli "attentati" non furono un inside job, una macchinazione orchestrata dagli stessi apparati USA, è pur vero che furono a tutti gli effetti usati come pretesto per un attacco già progettato, e certo non in base a considerazioni di nobile politica e di lungimiranza. L'unica cosa che non viene mai considerata è però l'orario stesso degli attacchi. Perché limitarsi a 3.000 vittime quando, un'ora dopo, sarebbero potute essere dieci volte tanto? Per fortuna non è andata così, 3.000 vittime sono una cifra enorme (eppure quanto più bassa di quelle causate nelle operazioni di guerra?), eppure mi pare un'occasione persa per i terroristi;

- Beowulf, anonimo poema del VII secolo d.C. Il più antico poema in una lingua "volgare" europea, racconta le storie e i combattimenti di Beowulf con i mostri, eroe dei regni scandinavi. Affascinante, spazio e tempo che scorrono lenti e geometrici, origine e frutto di leggende popolari mostra, come i miti greci, una stupefacente modernità simbolica e bellezza letteraria.

sto pensando:

- che per stasera devo smettere di scrivere;

- quali sono le relazioni tra l'evoluzione dell'uomo e la nascita della coscienza e della spiritualità? cioè, la vita spirituale, artistica, religiosa, quanto porta di vero e di falso, senza essere banali e grossolani? come può l'uomo credere nell'invisibile, sentire l'ignoto, sapendo o credendo di sapere che su questa third stone from the sun la vita si evolve di continuo, si può reinventare o estinguere in tempi che non sappiamo pensare, le visioni possono mutare...le eterne massime dei saggi di ogni tempo e luogo e la fragilità della vita...chiese che promuovono dèi narrati dall'homo sapiens che poi si rifiuta di pensare al domani, al mutare delle lingue, al possibile silenzio, al casuale binario sbagliato dalla Terra nella sua orbita invisibile....rimasticare in eterno le parole già dette senza interrogarle, questa parola miracolosa, che lavora sempre a contatto con l'interiorità magmatica dell'uomo e cerca di darne conto con dei suoni...

e buon appetito.

venerdì 7 settembre 2007

grasse risate (o memoria corta/3)

il ministro Padoa-Schioppa (secondo alcuni premiati speaker: Padova-Schioppa) compila il libro verde (ai ministri piace colorare i libri, pare, come ai bambini) sulla situazione della spesa pubblica. si spende tanto e male. pare si dica. primo requisito per spendere meglio è sapere come si spende. sembra si vociferi. altrimenti si rischiano inqualificate proteste fiscali. ormai si paventa. quindi occorre conoscere per riqualificare la spesa e promuovere la crescita. sillogisticamente si conclude.

tralasciando di opinare sul solito intoccabile presupposto tacito che sia obbligatorio crescere, che la crescita sia sviluppo, proiettata in avanti, che si misuri in rating e percentuali, che l'organismo economico possa permettersi crescite indefinite e secondo questi parametri, il ministro (non per primo, e nemmeno per ultimo, ahimé, penso) tra le righe dice: spariscono fiumi di soldi prima che abbiano uno straccio di impatto sulla realtà nazionale e non ho la minima idea di dove cazzo finiscano, i ministeri si guardano bene dal dettagliare le spese (vedi l'Espresso di settimana scorsa), i pochi che pagano le tasse e ancor più i molti che non le pagano sono pronti a manifestare pubblicamente il loro fastidio, basterebbe anche solo uno squallido e sfiatato incoraggiamento di un uomo senza dignità; non ha senso racimolare soldi per buttarli via subito dopo, meglio vedere che strade percorrono prima di accumulare tesori e/o tesoretti da dare in pasto ai soliti noti. forse per "crescere" basterebbe avere un'idea veritiera della situazione e prendersi cura di territorio e cittadini, invece di investire in "attività produttive" solo sulla carta, e a volte nemmeno su quella.

infine. direttamente da "La famiglia Passaguai", di e con Aldo Fabrizi, anno 1951, prima uscita della meritoria iniziativa di raccogliere in dvd parte della cinematografia del grande Aldo:
"Ho la faccia del contribuente che quando paga le tasse dichiara il suo vero reddito?"
detta dal direttore - milanese - della ditta - romana - in cui Fabrizi lavora.
auguri.

venerdì 27 luglio 2007

la cosa chiamata poesia/5

Frank Drummer

Da una cella a questo luogo buio -
a venticinque anni la fine!
Non avevo le parole per dire cosa mi si agitasse dentro
e il villaggio mi prese per idiota.
Eppure l'idea iniziale era chiara,
un disegno grandioso e assillante nell'anima
che mi spinse all'impresa di imparare a memoria
l'Enciclopedia Britannica!


Minerva Jones

Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
fischiata, schernita dagli Yahoos della strada
per il mio corpo goffo, l'occhio guercio, il passo barcollante,
e tanto più quando "Butch" Weldy
mi prese dopo una caccia bestiale.
M'abbandonò al mio destino dal dottor Meyers;
e sprofondai nella morte, col gelo che mi saliva dai piedi,
come a chi s'immerga più e più in un fiume di ghiaccio.
C'è qualcuno che vada al giornale,
e raccolga in un libro i versi che scrissi?
Ero così assetata d'amore!
Ero così affamata di vita!


Sarah Brown

Maurice, non piangere, non sono qui sotto il pino.
L'aria mite della primavera sussurra nell'erba dolce,
le stelle scintillano, il caprimulgo chiama,
ma tu ti rattristi, mentre la mia anima è rapita
nel Nirvana beato della luce eterna!
Va da quell'anima gentile di mio marito,
che rimugina su quello che lui chiama il nostro colpevole amore : -
digli che il mio amore per te, non meno del mio amore per lui,
ha forgiato il mio destino - che attraverso la carne
ho raggiunto lo spirito, e attraverso lo spirito, pace.
Non ci sono matrimoni in cielo,
ma c'è amore.


Theodore il poeta

Da ragazzo, Theodore, te ne stavi lunghe ore
sulla riva del torbido Spoon
a fissare con gli occhi incavati la tana
del gambero,
in attesa di vederlo, mentre spinge avanti,
prima le antenne ondeggianti, come festuche,
e poi subito il corpo, color steatite,
gemmato con occhi di gaietto.
E ti chiedevi rapito nel pensiero
cosa sapesse, cosa desiderasse, e perché mai vivesse.
Ma poi il tuo sguardo si volse agli uomini e alle donne
che si nascondono nelle tane del destino in grandi città,
per veder uscire le loro anime,
e così capire
come vivessero, e per che cosa,
e perché s'affannassero tanto a strisciare
lungo la strada sabbiosa dove manca l'acqua
quando l'estate declina.


Edgar Lee Masters (1869-1950), Spoon River Anthology (Antologia di Spoon River), ed. BUR

giovedì 12 luglio 2007

quotidiana

avevo iniziato a scrivere un post che, lo ammetto, faceva sinceramente cagare (magari anche altri che invece ho pubblicato, si dirà lasciandomi indifferente). l'ho relegato nel limbo delle bozze eterne, un avanzo di balera cui spillare di tanto in tanto una bollicina di ossigeno riciclato.

invece stamattina sono stato all'INAIL (istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) sede di via Boncompagni, zona p.le Corvetto a Milano. ufficio aziende deserto, chiedo conferma, sono sveglio e nel posto giusto. l'impiegato, camicia azzurrina a manica corta, occhiali, accento napoletano, umile e simpatico, non riusciva a collegarsi con il sito, gli comparivano dei pop-up di un sito erotico spagnolo. io dovevo sistemare una pratica bloccata che, così, è rimasta bloccata ed il mio cliente ha perso anche il lavoro che ne dipendeva. a dirlo così non ci si crede. potevo dirgli che aveva perso l'appalto a causa di un sito pornografico spagnolo?

poi ho pranzato vicino a porta Venezia, finalmente da solo, leggendo alcune pagine di Complici ed esecutori di Hitler, un saggio divulgativo quasi cronachistico di Guido Knopp su alcune delle figure per così dire di spicco del terzo reich. sotto gli occhi increduli dei vicini di tavolo. ho preso un antipasto di salame e fichi, sentendomi effettivamente assurdo a mangiare con un nodo allo stomaco mentre leggevo per l'ennesima volta la storiella ributtante delle fughe dei nazisti grazie all'aiuto anche di mamma italia e di mamma chiesa, di Eichmann catturato in argentina dai servizi segreti israeliani, di Mengele invece fuggito di nuovo, dell'insufficienza della legislazione internazionale fino ai processi di Norimberga, e anche dopo, anche oggi, si allargava a macchia d'olio il mio bruciore di giustizia, di giustezza anche, olio santo aiutami tu, mentre rimestavo le linguine al pesto genovese come fossero il nemico da vincere. la banalità del male, la banalità del cibo, la banalità di vedere solo amici e nemici, bene e male, dio e demonio. tornerò sull'argomento, oh, sì.

con ancora il pasto sullo (fuori dello) stomaco, precipitosamente mi sono infilato nel negozio Libraccio, convinto di resistere alla tentazione feticista e bibliofila. solo uno, mi sono detto, sentendomi simile ad un cacciatore di frodo, o ad un golosone a dieta davanti ad un vassoio di pasticcini, ma in fondo molto più innocuo....
sono uscito con un sacchetto pieno, una decina di libri, storia e filosofia, ammucchiati in un batter d'occhio, sconfitto, nell'estasi del drogato appena fatto, triste come a volte capita dopo aver fatto l'amore, smanioso a scontrarmi con l'orologio. non potrò nemmeno più contare sulla pensione per potermi dedicare agli studi e alla scrittura come dico io. avvelenato e sano, risalgo in moto, sudo sotto il casco, cielo ceruleo e solito asfalto molle, appendo il sacchetto rigonfio all'apposito gancetto. mi infilo nel traffico. torno in ufficio. vulcanico e depresso come sempre.