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lunedì 12 gennaio 2009

divertissement



è stato un lungo inverno, sarà un lungo inverno

il Danubio scorreva lento, e in effetti uno non se lo immagina a trottare agile, con tutta la sua mole, la sua enorme memoria

Vienna è a sole cinque ore da qui, e qui dovrebbe essere la periferia, il luogo dove ancora qualcuno viene in cerca di puttane e poi dice che è un paese di ladri perché si è trovato truffato in qualche night club. qualcuno che magari è venuto in aereo, dall'Italia, e non si sente truffato né dal governo né dall'Alitalia
ma tant'è, a volte il mondo è brutto perché è vario (nell'imbecillità)

il freddo rende le città meno banali, e le donne più affascinanti, avvolte in panni che fanno anelare al calore dei loro corpi, il freddo rende la vicinanza più piacevole, l'intimità più desiderabile
il muro che separa il turista dalla vita reale è invisibile e spesso come una divisione di classe, ma è anche un punto di vista originale, se se ne trova uno

ma sono tornato, e le terme di Budapest continuano a fumare giorno e notte, anche senza di me, mentre le anatre sostano godendosi il tepore ai bordi delle vasche come statue viventi o antiche divinità

martedì 11 novembre 2008

ha visto la luce

ieri sera, come tante altre sere, tornavo a casa in auto
di solito ascolto Hollywood party su Radio3, parlano di cinema, fanno recensioni di film, intervistano attori e registi con intelligenza e umorismo...
ma la radio era rimasta sintonizzata sin dal mattino sulle frequenze di Lifegate radio
e così, per caso - il caso che esiste e il caso che non esiste, fate come vi pare - mi sono trovato ad ascoltare la trasmissione Area protetta
sono rimasto catturato da un brano del chitarrista Jeff Healey, un mio amore di gioventù che non passa spesso per radio
ma, amaramente ho scoperto che è morto, a soli 41 anni, pochi mesi fa
ho continuato a guidare piangendo come uno stupido, anzi no, gli stupidi non piangono...piangevo come un bambino la vita di questo grande e sfortunato musicista, rimasto cieco all'età di un anno per una forma di tumore. suonava la chitarra stando seduto, e la suonava come un dio, con il cuore, il fuoco e il dolore di chi ha molto sofferto, suonando e cantando il blues, e in seguito il jazz.
il mio brano preferito era See the light , puoi vedere la luce del bisogno scintillare nei miei occhi, cantava facendomi venire i brividi, lui che di occhi era rimasto privo dopo un'operazione.
nel video linkato lo vedete nel suo massimo splendore vitale, e nella sua strabiliante tecnica chitarristica. alzate il volume al massimo e godete. è stato uno dei primi a farmi sentire fisicamente la forza nascosta nelle difficoltà, l'altra faccia del male, quando c'è.

arrivato a casa ho sentito il bisogno, magari un po' patetico, di salutare Jeff alla maniera shinto. seduto in seiza ho battuto due volte le mani le mani in silenzio, per farmi annunciare agli spiriti, prima di inchinarmi.

mercoledì 24 settembre 2008

flashes e dediche



Si dice che gli psicopatici, persone in nessun modo turbate da una coscienza, siano dei generali e dei politici di inarrivabile efficienza.
(Anna Funder,
Stasiland - tradotto e pubblicato in italiano da Feltrinelli con il titolo C'era una volta la DDR - pag. 55)

Dando dar credito all'autrice della folgorante citazione che di queste cose se ne intende, come testimonia il suo meraviglioso/agghiacciante saggio romanzato sulla vita in Germania Est da cui essa è tratta, mi vengono in mente alcuni curiosi corollari:
il primo è che la classe politica italiana ha quasi sempre goduto di ottima salute psichica; il secondo è che ora, invece, chi è al governo, qualche problemino ce l'ha, mentre la sinistra continua la sua passeggiata di salute; il terzo è che l'etica degli psicopatici sta diventando - non vorrei dire che è già diventata - la norma, una delle tante rassicuranti maschere di un'umanità ancora troppo stupida, legata alla brutalità ottusa del potere economico e politico; infine, il quarto, è che è una volta di più evidente che "le parole sono importanti", dietro alle parole si sono voluti nascondere orrori, soprusi, connivenze, nel sempre uguale e atossico lessico della prepotenza. Se al posto di efficienza iniziassimo a parlare di - e di conseguenza ad agire con -
rispetto oppure onestà forse potremmo pensare a chiamarci fuori da questa follìa sterile e senza immaginazione.

lunedì 22 settembre 2008

in memoriam

Aulo Gellio visse nel II secolo dopo Cristo.
Esponente dell'alta società romana, viene ricordato per le sue Noctes Atticae (Notti Attiche), opera in venti libri dove egli, in brevi capitoli, si dedica a compulsare e commentare i libri letti nel corso di una vita della quale non si conoscono che pochissimi dati.
E' un'opera preziosa, spesso unica fonte per documentare l'esistenza di opere andate perdute, delle quali riporta citazioni e frammenti, scritta in uno stile godibile e vivace.

Lo immagino, il vecchio e poco originale Aulo, alla luce di un fioco lume, intento a raccogliere le idee, mentre il pennino crepita sulla pergamena o sul papiro. Non scriveva il pianto che gli bagnava la mente, riversava invece con mentalità quasi medievale le citazioni interrogandole e mettendole a confronto, alla ricerca di un punto di vista più vicino alla verità. Conservando ancora residui della celebre pragmaticità latina, non fu feticista del "libro", ma un "alto-borghese" pronto a sceverare la formazione dal gioco intellettuale.
Lo immagino, sentendomi a lui vicino, divorato da un desiderio di conoscenza il cui senso a volte mi sfugge, ma che spesso non è nient'altro che voglia di dare voce alla mia indignazione.
Eppure, fatta la tara del "classico" pregiudizio dispregiativo sulle masse inadatte alla cultura, quanto poco basta a farlo uomo ben più avanzato e aperto dei nostri contemporanei.
Lascio a lui la parola:
"..ho sempre avuto presente il detto di quel famoso personaggio di Efeso (Eraclito ndt): certamente essere vero che 'le molte conoscenze non arricchiscono lo spirito'; e veramente nello svolgere e percorrere gran copia di volumi, durante tutti gli istanti che potevo sottrarre agli affari, mi sono tormentato ed ho faticato, ma non ricavai da essi che poche cose atte a condurre gli spiriti aperti e ben disposti al desiderio di un'onesta cultura...mi sono limitato a presentare gli elementi e, per così dire, degli assaggi delle arti liberali, quelle arti di cui non è certo inutile e tantomeno sconveniente che un uomo ben educato abbia sentito parlare e si sia occupato." (dalla Prefazione)

Le arti liberali, quelle discipline finalizzate alla formazione di uomini liberi. Reminiscenze scolastiche: per quel tempo erano grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, astronomia, musica.
Forse bisognerebbe ripartire da qui, da un'altra idea di libertà, da un'altra idea della cultura di massa, una cultura che non sia né un lusso né un gioco di società, né tantomeno una merce, ma una necessità, il segno della fine dell'indigenza, utopia del cittadino consapevole e attivo.

E' appena iniziata la scoperta dell'uomo, e già si vuol far credere che non c'è più niente da scoprire. E' un'alba e si cerca di farla passare per tramonto.

lunedì 1 settembre 2008

mezzoforte


dal giardino, le voci dei vicini
vedo la tavola illuminata, sotto il pergolato, nella notte.
è come un sogno. come un ricordo di cose mai accadute, ma che sono l'infanzia e la vita.
nella notte silenziosa e punteggiata di luci artificiali contro i ladri e il buio, contro la paura e la solitudine. come se la realtà fosse già ricordo, fosse una speranza viva e già tradita.
ed è una immagine perfetta per la mia malinconia.

i vicini solo sfiorati, con le loro vite silenziose, sconosciute, che si aprono per un momento, non sapendo di essere ascoltate.
nella distanza, la poesia, senza stanchezza, senza significati determinati ma un canto di bambini da riempire secondo fantasia.
una lente puntata verso l'assorbimento delle angosce borghesi e banali. riappropriarsi del giardino e della notte. riappropriarsi del sogno, perché qualcosa della vita rimanga mentre i bambini vogliono tornare a casa.

sullo sfondo, rumori indistinti.
la ventola della camera da letto, il passaggio di qualche automobile, qualche motorino carico di schiamazzi, scricchiolii di zanzare catturate dalla luce viola, echi di cani lontani.
come nel corpo, non c'è mai silenzio vero, tra battiti del cuore e gorgogliare del sangue dietro i timpani, nella gola.
e il respiro impercettibile, il filo che ci tiene e ci lega.
non può finire, eppure finisce. i bambini tornano a casa e sono contenti.

mercoledì 6 agosto 2008

vado in vacanza da una vita

e spero di continuare

domani si parte
dritti fino a Siracusa, prima tappa, Porto Empedocle e Valle dei Templi, seconda tappa
per una decina di giorni a Trapani e dintorni
fino a capitare qui, per finire davvero in bellezza con tre giorni tra concerti e seminari

in valigia, l'essenziale o poco meno
lo zaino con i libri e gli spartiti
la chitarra e i plettri nuovi, tra i quali uno di acciaio bellissimo
macchina fotografica, penne, quaderni e taccuini di varie fogge e dimensioni

e il pensiero che al rientro tutto andrà per il verso giusto, che le piante saranno sopravvissute grazie all'aiuto dei vicini, che nessun temporale avrà danneggiato il server, che in qualche modo sarà caduto il governo berlusconi anche se da una altezza ridotta, che i soldati nelle città aiuteranno i gattini a scendere dagli alberi e gli anziani a portare la spesa, che il petrolio verrà trasformato in acqua potabile...

saluti e baci, statemi bene

giovedì 17 luglio 2008

crisi di rigetto


puzzo. finalmente accetto il fatto che puzzo. fino al midollo, in ogni fibra, in ogni angolo dentro e fuori. sono inquinato, irrespirabile, immangiabile. trentaquattro anni che respiro un odore insopportabile, e veniva da me.
puzzo di retorica, di infelicità, di malinconia, di impotenza.
puzzo di modernità e di tradizione, di memoria e di ribellione.
puzzo di movimento e di staticità, di godimento e di frustrazione.
puzzo di dolore, di luci e di ombre.
puzzo di solitudine e di infedeltà, di cinismo e di allegria.
puzzo di sordità e di parole morte.
puzzo di fame e di sete, di delicatezza e di brutalità.
puzzo di denaro e di sesso, di fallimento e di conquista.
puzzo di interesse, di debiti e di crediti.
puzzo di odio per il lavoro e per il prossimo che è come me stesso.
puzzo di disprezzo, di ipocrisia.
puzzo di poesia, di instabilità, di energia.
puzzo di sincerità, di timidezza, di fuga.
puzzo di vergogna, di bellezza, di occasioni.
puzzo di disperazione e di voglia di vivere.

prima viene il titolo, ultimo il corvo e poi i fiori, fuori il giardiniere che mantiene il giardino mantenuto da noi.
non recidere forbice quel volto, solo nella memoria che si sfolla e lasciami sanguinare, lasciami piangere sul lettino dell'analista o della spiaggia, tra le mani il lenzuolo o la sabbia come un velo d'erba secca.
ma che nessuno mi venga a dire di aver capito, poiché nessuno è disposto ad ammettere di puzzare irrimediabilmente.

lunedì 30 giugno 2008

vicinanza del mare e della musica


22 giugno 2008, Parco S.Giuliano (Mestre)



conquistati i biglietti per il concerto dei Police senza troppa fatica

da ieri siamo in giro, dapprima ospiti da amici, nella loro bella casa ristrutturata sulle colline veronesi
un piccolo viaggio nella memoria, questa mia compagna ogni anno sempre più grande e ogni anno sempre più fresca, memoria facoltà dei poeti e dei musicisti. aggiungo anche degli uomini onesti, così, per non darmi troppe arie.
Verona città del servizio militare, quindici anni fa, ritorna dalla finestra degli studi e delle amicizie casuali. la loro casa sta accanto ad una chiesa in disuso, in una sorta di agglomerato rurale in corso di sistemazione. gli ambienti sono belli e mi sento a mio agio tra il parquet e le piantine di basilico, tra il sottofondo di musica indiana e l'aperitivo di vino bianco frizzante con succo di fragola. ma cuore e mente vanno ad un'altra velocità, a rispolverare lati creduti dimenticati fatti di scorci di cielo e di profumo di lavanda, così rigogliosa fuori della pizzeria col suo enorme cane a riposo, con il suo schermo con la partita Olanda-Russia, con il pizzaiolo compagno di balbuzie che è venuto al tavolo a chiedere se poteva sostituire la mozzarella di bufala con lo stracchino di bufala.
parole, respiri, qualche zanzara sul sottofondo di citronella delle torce. un po' d'amore abbandonato riacciuffato per un soffio. il tempo è sempre un mistero.

dopo la passeggiata nel giardino dei ciliegi e dell'uva, al concerto.
l'abbondanza di presenze femminili mette ancora una volta alla prova la mia pazienza.
ma il parco è davvero bello, affollato eppure stranamente silenzioso...lo spazio arriva dove non arrivano il rispetto e l'intelligenza.
bikini, reggiseni, boxer, gadget della birra Heineken ovunque (magliette, fazzoletti, cappellini, borse, mini-tende, racchette...avranno guadagnato di più così che dai concerti...chissà...). un caffè, una fetta d'anguria, e una barchetta fatta con la scorza e i fazzoletti, accanto allo stand di distribuzione dei preservativi, dove una ragazza con una gonna di jeans platealmente sottodimensionata mi ha donato in visione tutte le sue intimità. io giocavo con la barchetta.
birra ovunque. nell'attesa dei miti della mia precoce adolescenza.
ma prima Alanis Morrisette, che non ho mai potuto soffrire, mi ha fatto innamorare di lei. finalmente nella pienezza del suo florido corpo di donna, è di una bellezza folgorante, una voce cristallina, il gruppo che girava a meraviglia. e poi aveva una chitarra trasparente, come fatta di vetro, dio quant'era bella sulla sua bellezza...
dopo, la partita, dopo, altre due birre e un panino con i peperoni, dopo, loro. in trio. Sting, Copeland e Summers. anziani, certo, e chissà cosa dovevano essere trent'anni fa se oggi, per due ore, hanno tenuto il palco con sicurezza e scioltezza, energia da vendere, improvvisazione e precisione impeccabili. sbagliando col sorriso.

al concerto, all'evento di massa. la vita sembra scorrere potente, più vicina, più nitida, riconoscibile. ognuno che cerca di afferrarne scampoli, giovani o travestiti da giovani, come a carpire il segreto del tempo, di luce propria o di luce riflessa, soli o satelliti. forse è solo un'impressione che la vita sia più vera e davvero consumata senza residui. forse è giusto così. a respirare gli intervalli, come una preghiera mormorando frammenti di canzoni o gridandole tutte intere.

venerdì 13 giugno 2008

il mio "contemptu mundi"


milano stenta a riprendersi una serenità anche solo meteorologica
il sole passa malamente sotto il grigio tumido e caldo delle nuvole

mattinata in giro per uffici, anche se la scadenza delle tasse è lunedì
voglio stare lontano dallo studio, dal telefono in perenne allarme, dalle ansie e soprattutto dall'arroganza media dei clienti, che ogni anno reclamano, pontificano, criticano, senza avere la minima idea di che cosa stanno dicendo

intanto in moto mi godo la corsia preferenziale degli autobus, sveltendo il percorso sulla circonvallazione affogata. guardo scorrere i finestrini delle auto ferme, come fossi sul treno

l'Agenzia delle Entrate di Piazza Stuparich offre lo stesso panorama di sempre, un baretto appena fuori dall'ingresso, lastricato di legno scuro, con un anziano abbandonato sulla panchina, fila al banco di rilascio dei numeri, ma nessuno protesta quando passo avanti, ho già un appuntamento.
nel complesso me la sbrigo in fretta, la funzionaria giovane, carina e partenopea mi manda al primo piano, in un ufficio dove stanno in quattro. una signora, che mi ricorda la mia prof. di francese mi chiede se mi da fastidio il fumo, e si accende una sigaretta. donna interessante, sarcastica, intelligente, che ha l'aria di essere sempre al di sopra delle parti. il funzionario che mi segue è cordiale, sveglio, e lui invece mi ricorda il mio primo insegnante di chitarra. nel complesso un'atmosfera accogliente, con gran sfoggio di sorrisi e attenzioni. fosse un ristorante, ci ritornerei.

poi mi invento un nuovo percorso per arrivare fino in via Melchiorre Gioia, all'INPS. attraverso la zona Fiera, arrivo davanti al Cimitero Monumentale, e in poco più di 10 minuti sono a destinazione. un ragazzo nero, fuori del cancello del mostruoso palazzo dell'Istituto, distribuisce timidamente dei volantini di una finanziaria. la luce cambia rapidamente e violentemente, da gialla a blu a quasi viola, gonfia di pioggia ipotetica e tesa che non si degna di cadere.
arrivo al terzo piano, e mi trovo proiettato negli anni '60. insegne per le uscite e le direzioni in perfetto stile d'epoca, rosse su fondo di metallo grigio. stanzone semivuoto, i cavi elettrici pendono come tendini o ragnatele sui computer, sembra tutto prossimo al crollo. arriva un imprenditore sui 50anni, nel pieno della prepotenza e delle solite lamentele echeggianti nelle teste vuote, "ormai bisogna aspettare dappertutto", e sbuffi a preduta d'occhio. lo ignoro felicemente.
il funzionario mi rimanda ad un collega "tutto in fondo a sinistra". dove mancano anche le piastrelle per terra e sembra un cantiere in costruzione. ma la stanza esiste. il signor M. è all'estremo angolo del fabbricato, dietro uno scaffale coperto da due poster sulle vacanze in Trentino di vent'anni fa. è circondato dalle piante, a terra e sopra al mobile-archivio dietro di lui. foglie mezzo riarse immerse in bottiglie di plastica tagliate, piccole magnolie, due bottiglie di vetro vuote. lui ha il volto scolorito come un tessuto colpito da candeggina. quieto, remissivo, con problemi di pronuncia. rivendica le vessazioni subite dal collega P. e minaccia denunce, a fatica. con desolante e commovente insicurezza. impossibile non sentirlo subito fratello.

torno in ufficio, in via Giambellino vedo una vecchia signora spettinata e con stampelle, nel suo vestito a losanghe gialle e marroni, senza denti, demente. poggia i fianchi a lato di un ingresso di casa popolare che porta una coccarda grigia di lutto. faccio in tempo a sentire che viene invitata a spostarsi in malo modo da due giovinastri che devono entrare nel portone in scooter. per un istante penso che dovrei passare una giornata in moto in giro per la città a scattare foto.
la nostra epoca è grigia sin d'ora, non è scolorita come l'Antichità o il Medioevo.
le piante danzano respirando, invisibili, il mutare dei tempi.

giovedì 22 maggio 2008

a casa nostra

ripassiamo un poco di attualità, visto che tra martiri e ponti sullo stretto la malavita sembra nuovamente avere la malsana tendenza a sparire e ad incarnarsi in bande di svaligiatori di ville o campi nomadi. tra memorie corte, comode omissioni e vigliacchi opportunismi, questi sono i luoghi in cui vivo e lavoro. per esempio.


Criminalità In crescita gli affari con i cinesi. «Il potere nelle mani delle giovani leve»

'Ndrangheta. Nuova strategia: riciclare i soldi degli immigrati.

La Commissione antimafia: il denaro sporco lavato con i money transfer *** Tra Buccinasco, Corsico e Trezzano la maggior infiltrazione. E in città allarme per le periferie come Quarto Oggiaro

Cuore di mamma (santissima). Ogni buon capo mafioso, e figurarsi uno della grande famiglia ' ndranghetista, sa bene che le mani vanno tese per le armi. I soldi. E per i povericristi: le cosche calabresi fungono da banca parallela per imprenditori in difficoltà, con fideiussioni e prestiti. Poi, se serve il timbro dell' ufficialità, ci sono direttori e impiegati di istituti di credito, pesci di quest' oceano - broker, commercialisti, avvocati, titolari di imprese e negozi - tenuto a galla dalla ' ndrangheta. Che «a Milano rappresenta la metafora della sua ramificazione tentacolare». Lo scrive nel rapporto diffuso ieri la Commissione parlamentare antimafia. Che manda un messaggio alle istituzioni: «L' aggressione al cuore economico delle cosche deve rappresentare la vera sfida». Una sfida che passa per i soliti cognomi, i soliti posti. E gli insoliti cinesi e money transfer. Stranieri e scontrini Partiamo dal capitolo denaro sporco. I canali attraverso i quali viene lavato «sono tra i più ingegnosi». E fin qui, si sapeva. Una recente novità porta a un forte interessamento per i money transfer, gli sportelli coi quali gli stranieri inviano denaro all' estero, in Patria: «In Italia restano gli euro "puliti" dei lavoratori extracomunitari, fuori dai confini si volatilizzano gli euro "sporchi"». Altro fronte: i supermercati e gli scontrini. «I registratori di cassa emettono ricevute a raffica, anche con qualche cifra in più». Così «gli ' ndranghetisti stanno aprendo catene di negozi e centri commerciali in società con i cinesi». Etnia che gode d' una considerazione positiva da parte calabrese. Ruspe e spallate Non manca, e non mancherà dopo questo rapporto della Commissione, chi - specie fuori città - obietterà, protesterà, giurerà che son tutte e solo falsità. Tant' è. «Nel triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano non è nemmeno pensabile che qualche con proprie offerte o iniziative "porti via il lavoro" alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sul territorio». Imprese che, nell' hinterland, riguardano in gran parte i cantieri edili e che, a Milano, gravitano sull' Ortomercato e insozzano le periferie (è citato il caso di Quarto Oggiaro). E però è in provincia che la ' ndrangheta semina, miete e raccoglie. Nel triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano, più Rozzano e Cesano Boscone, «le tradizionali famiglie malavitose, sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire e sfruttare le zone di influenza stringendo alleanze con spregiudicati gruppi politico-affaristici». Parentesi doverosa: il rapporto, la Commissione l' ha realizzato col materiale delle inchieste giudiziarie, con il lavoro di magistrati e forze dell' ordine. Non ha, insomma, attaccato a casaccio. I soliti noti Quello della ' ndrangheta è un appello che si perpetua. Cambiano i nomi di battesimo (coi vecchi finiti in galera) non i cognomi. Tali e quali da decenni. Seguendo l' ordine alfabetico ecco per esempio Arena, Bellocco, De Stefano, Ierinò, Imerti, Mancuso, Mazzaferro, Pesce, Sergi e via dicendo. La lista è lunga. La lista invece di chi deve combatterla finisce subito: come già lamentato dal procuratore aggiunto Alberto Nobili, le risorse specializzate nel contrasto ammontano, tra Ros, Gico, Sco e Dia, a 200 unità. * * * 545 Gli immobili confiscati alla ' ndrangheta. Ma a Milano l' iter per poterli riconvertire in attività utili è ormai bloccato da due anni

Galli Andrea

Pagina 10
(21 febbraio 2008) - Corriere della Sera

lunedì 10 marzo 2008

visioni di berlino/2

riprendo da qui, da Charlottenburg, castello barocco che si trova alla propaggine nord-occidentale della città. l'impatto visivo è più o meno questo, le nuvole sono state un regalo dell'ultima giornata a Berlino, girando con le valigie...è la più ghiotta delle testimonianze storiche rimaste a Berlino dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. all'interno vi sono quadri - tra i quali quelli del mio amato Friedrich - e oggetti esposti, ma code chilometriche...ci accontentammo di pranzare nell'Orangerie all'interno del parco, un posticino incantevole e accogliente, come tutti quelli sperimentati lì. di notte passeggiare per la città è meraviglioso. come in ogni bella città, del resto. a parte il freddo che mi impediva di rimanere immobile con le mani, ragion per cui metà delle foto sono venute leggermente mosse, come questa ad Hackensche Hofe, splendido monumento in stile secessionista, le piastrelle lucide, i caffè all'interno, davvero un luogo suggestivo.

la "chiesa del ricordo", lasciata come era alla fine della guerra, nel cuore della zona shopping, in un mosaico fatto di opere di arte contemporanea, dai grandi magazzini KaDeWe, tra chioschi di curry wurst e patatine fritte. per assimilare e distinguere tutto ci vogliono giorni...
Berlino est. Karl Marx Allee è l'autostrada cittadina, perfetta per le parate e le esibizioni, ora affiancata da grandi costruzioni come la sede delle assicurazioni Allianz. La foto con l'omino rosso mi piace particolarmente. mi faccio i complimenti da solo, e vabbè...
vicino Potsdammer Platz, la celebre e discussa piazza ultramoderna e futurista un tempo attraversata dal muro. il freddo non mi ha consentito di scattare altre foto che non fossero tremolanti. mi è rimasto il senso di fierezza di una città che non esita a trasformarsi e cambiare, fervida, accogliente. da turista mi posso sicuramente sbagliare, ma è stata una sorpresa, un luogo in cui tornare.

martedì 26 febbraio 2008

sirena


la notte scorsa ho riprovato a fare un sonnellino dopo-cena/pre-studio puntando la sveglia alle 21:30. non ho nemmeno sentito il trillo. il mio braccio destro ha agito autonomamente e ho riaperto gli occhi alle 1:47.
e mi sono alzato, sono sceso al piano di sotto intenzionato a leggere e suonare per almeno un paio d'ore. avevamo lasciato però la tv accesa, su LA7.
in quel momento Alain Elkann stava intervistando Valeria Golino, attrice italiana tornata sulla cresta dell'onda ormai da qualche tempo, apparsa in film come A casa nostra, La ragazza del lago e il recente Caos calmo. a parte quest ultimo, gli altri li ho visti trovandoli buon livello.
di lei ricordavo i ruoli in Rain man e nel demenziale ma divertente Hot Shots!
ricordavo la voce che mi suonava sgraziata, incrinata come il fondo di vecchie bottiglie, ma quegli occhi e i capelli ricci mi sembravano comunque indimenticabili, nonostante l'impressione di fiato corto ad ogni frase, di tonalità faticosa e spesso monocorde che si spegneva dopo ogni parola, parole ricavate dal silenzio, e quel profilo di durezza complessiva come un'anima di fil di ferro. la penso ancora così.
ma la notte scorsa me ne sono innamorato, nonostante le domande inesorabilmente a una dimensione di Elkann, che non riusciva a trasformare un questionario in una conversazione brillante e stimolante, sprecando un'occasione dalle sfaccettature erotiche possibili, mentre pizzicavo svogliatamente la chitarra

forse per tutto questo, e anche per il fascino classico che emanava dal suo viso calmo, dalle risposte delicate che contrastavano con l'idea di inaccessibilità, per lo sbuffo a fine intervista come fosse stata una faticaccia, per la grazia innata che vedo in certe donne quando stanno sedute, per il fatto che ha 42 splendidi anni e sono sensibile alle donne più grandi di me, o forse perché la sua passata semplice sensualità di starlet ora è stata riassorbita e distribuita in profondità, in un sorriso o in uno sguardo da notte insonne. il suo profumo era quasi percepibile e avrei voluto poterle parlare, offrendole un bicchiere di Porto, seduti sulle scale fuori della porta.
certo, è fidanzata con Scamarcio, ma cosa conta, nessuno è perfetto

giovedì 21 febbraio 2008

o gioia, o gaudio


(breve introduzione ad uso del lettore: bonaventura è, per definizione, disordinato e malato di curiosità. quindi attualmente la sua situazione è la seguente: oltre al lavoro di commercialista nello studio gestito insieme al fratello maggiore, suona la chitarra in un gruppo jazz e studia tecnica dell'improvvisazione con il GranMaestroMassimoMaltese, è iscritto al 2° anno del corso di laurea in Musicologia e frequenta il corso di formazione per Musicoterapeuti. più o meno è tutto. ah, sì, scrive poesie, diari e legge in media 6/8 libri contemporaneamente. per questo si fa la barba una sola volta alla settimana...)

ieri era il gran giorno, il primo esame dopo anni di travaglio, e dopo l'ultimo cambio di facoltà conclusosi con l'approdo a Musicologia. l'illusione di disperdermi di meno, hahaha, buona questa.
comunque, storia bizantina, mica le favole di mamma oca. circa 800 pagine complessive.
la preparazione è stato il solito circo. ci pensavo dall'anno scorso, avevo già letto i testi quasi un anno fa, poi ho dovuto recuperare un debito in un test di musica classica e mi sono perso via. in sostanza mi sono rimesso sotto dalle vacanze di Natale, con discreta discontinuità, fino alla marcia forzata delle ultime due settimane. comunque, mi sono guadagnato un bel 28/30. meritato, eh...
mio padre si chiamava costantino, devo aver scelto la materia anche per chiudere un ciclo di storia familiare e personale. si è rivelato interessantissimo e anche parecchio arduo da organizzare, 1.129 anni di storia, per la precisione.
mi sentivo surrealmente calmo, a parte la piccola serie di coliche prima di entrare. somatizzo. sarà stata la stanchezza. le risposte spuntavano naturalmente e con sicurezza dalla memoria, dal punto di vista dell'esposizione me la sono cavata. dentro l'aula I vuota le mie sillabe ripetute echeggiavano come un volo d'uccelli, strana sensazione di non essere io a parlare, non corrispondevo alla quiete che sentivo. ma lo stress accumulato non ha fatto sconti, la balbuzie è un barometro sensibilissimo. più dei calli. prova ne sono anche i brufoli spuntati in fronte e uno proprio sulla chiappa sinistra, che oggi mi fa sedere assai scomodamente..
certo, se i professori in passato fossero stati in gamba come il prof.Breccia ieri, non avrei accumulato disagi, ma vabbè, ognuno ha le sue croci, n'est ce pas?
dopo, il festeggiamento, un panino falafel piccantissimo, con birra doppia. e già con la testa nella musica e in altri libri. come se su ogni centimetro di pelle spuntassero occhi, come se ogni centimetro di pelle gridasse che non basta, che non contiene più. la letteratura, come tutta l'arte, è la prova che la vita non basta, disse Pessoa. me lo ripeto sempre. a volte mi fa stare meglio, altre mi strazia. e poi, oggi pare che Emma Bonino abbia trovato l'accordo con il PD, e non posso che esserne felice. il mio voto è per lei. una giornata quasi perfetta.

giovedì 7 febbraio 2008

quotidiana/2 (o forse 3, boh...)





giro con un borsello di pelle chiara, comprato a San Marino la scorsa estate
bello, per carità, di ottima pelle morbida
proprio io che ho preso tanto per il culo mio padre, che andava persino a fare le scampagnate con il suo, di borsello. probabilmente per poter chiamare le amanti senza problemi, ammesso che il telefonino prendesse, alle pendici della Carpegna. soprattutto come se nessuno lo sapesse. lo scrivo col sorriso, tra cinque giorni sarà il quarto anniversario della sua scomparsa. ciao pa'.


beh, comunque il mio borsello scoppia di carte, forse anche di salute, ma certamente di carte. scontrini e ricevute varie, dal benzinaio alla trattoria, dal bar al parcheggio. e poi una succursale della mia collezione di "address" di locali, vari. segnano alcune tappe della mia vita, boe per i ricordi di un marinaio mancato come me.
il ristorante indiano di Copenhagen, col suo buffet centrale immerso in una rossa luce soffusa, o quello greco di Helsingor (la Elsinore di Shakespeare) sul mare, uno yogurt con miele e frutta secca eccezionale in quella giornata di sole con la mia ex, una delle poche oasi serene;
il ristorante marocchino (credo) di Parigi, in place Bastille, e quell'ottimo cous-cous bollente di verdure dopo una lunga giornata a piedi per le vie della città;
la trattoria Marianna a Rimini, sul ponte di Tiberio, dove un fisarmonicista allietò la nostra ottima cena di pesce in un giugno torrido e affollato con le musiche di Nino Rota, pieno di luci;
l'enoteca di via delle Botteghe Oscure, pausa nella notte bianca romana, e quella splendida ragazza seduta sul divanetto in attesa si liberasse il bagno, che guardava proprio me, ma mi aspettava il caffè con un vassoio di saporosi dolcetti artigianali, e mia moglie, soprattutto;
il caffè letterario a Berlino, una veranda art nouveau dove il cameriere anziano e grasso ci fece l'imitazione del pollo, facendoci morire dal ridere, per farci capire cosa significasse quel huhn scritto a mano sul menù, ma l'avevamo già capito perché avevo appena comprato un minidizionario e stavo affannosamente traducendo la carta. mi sorrise quando dissi sehr gut a proposito degli eccellenti piatti mangiati;
il Porticciolo sul lago Maggiore, sospeso sull'acqua, albergo ristorante con una carta dei vini che sembra un volume di pagine gialle, e l'umidità fa rabbirividire anche d'estate, quando si accendono le ville sulle rive e immagini le vite lì dietro, le voci, le musiche...

tutto questo per un borsello, magico, come tutte le tasche.
anche oggi è un giorno di sole, e sono sereno.

venerdì 18 gennaio 2008

giuste proporzioni

oggi è morto improvvisamente un cliente "storico" dello studio
sessantuno anni compiuti da pochi mesi
non che fossi particolarmente legato a questa persona, non è una questione di affetto quanto di comprensione
un telegramma alla famiglia, alla quale comunque penso, e immagino lo strazio e gli squilibri imprevisti (mio padre morì qualche anno fa, non si possono immaginare gli effetti)
mi richiama ad una certa serietà, alla cognizione dell'irrevocabile che circonda le nostre vite

impallidisce persino il gravissimo caso Mastella (che fa impallidire a sua volta la mediatica e approssimativa querelle sul papa e l'università), il comportamento indegno del parlamento, l'evidenza che in quindici anni di riferimenti craxiani/berlusconiani la magistratura è ormai considerata in primo luogo un covo di opportunisti e spregiudicati untori del quale è normale pensare che nasconda trame e complotti, dove lo scontro e l'interdipendenza dei poteri ci riporta a prima di Montesquieu, e la giustizia umiliata da cinquant'anni di crimini impuniti e da fallimentari processi di corruzione si trova una volta di più a doversi difendere da non-idee endemicamente diffuse, dove si perdono le percezioni della correttezza, della regolarità, la capacità di contestualizzare

come un soffio di vento gelido, astiosamente penso che moriranno tutti, moriremo tutti, e non vi sarà giustizia altra che questa, la giustizia dei ciechi, la cieca giustizia della fine
ogni cosa verrà dimenticata e, finché vi sarà una lingua capace di esprimere, sufficientemente capace di essere logos e non chiacchiera, la memoria sarà una vocazione riservata a coloro che sapranno sognare un futuro, a spese loro. a spese nostre.

venerdì 11 gennaio 2008

a futura memoria/2

e invece mi ha richiamato
il secondo ciak è venuto meglio, devo dire
ci siamo anche fatti una risata, faccio ridere spesso le telefoniste.
mi sento il solito corpo estraneo in questa società imbellettata, ossessionata da un ideale di salute sterilizzata e sterilizzante
la balbuzie sfigura, le cure sono adattamento e mi fermo qui, mi faccio un tè, non sono più ai tempi di scuola, faccio, sbaglio, supero, mi incazzo, subisco, a seconda, ma con più serenità.

lunedì 7 gennaio 2008

i giorni dopo


e rieccomi, riposato e pacifico come un orso bianco in letargo

c'è stato il natale, con il pranzo in 14 (solo i familiari strettissimi...), i classici fuochi pirotecnici per grandi e piccini (56 euro al supermercato), ho messo un piede nella vaschetta di plastica dell'acqua degli uccellini che mia madre tiene in giardino (con grande soddisfazione degli spettatori), mi sono saziato di cartoni animati di Charlie Brown e di panettone (in realtà ne ho presi altri due, sempre al supermercato, sabato, adoro fare colazione con il panettone fino a pasqua), di tortellini fatti in casa, di gianduiotti che sono peggio di una droga

c'è stato capodanno, con il cenone su un treno degli anni '30 restaurato, festeggiamenti in piazza a Mantova, un nebbione che dei fuochi si sentivano solo i botti mentre scrutavamo perplessi lo schermo lattiginoso e umido della notte, mezza bottiglia di spumante in mano, gelata, l'altra metà sputata sui cappotti durante il brindisi, qualcuno dei soliti cretini che buttano petardi enormi (inversamente proporzionali alla loro intelligenza) tra i portici del centro storico che sembra di essere inseguiti da un tirannosauro, il rientro sempre in treno, colazione a bordo, tè tiepidino e brioche discreta..ma alle 6 tappa all'autogrill di Muggiano sulla tangenziale ovest a trangugiare un tè adeguatamente rovente mentre simpatici avventori insonni intonavano cori idioti tra grandi risate e i nostri fiati amici e caldi che formulavano parolacce variopinte

il concerto del mio maestro di musica, la febbre di mia moglie, lo studio sconfortante del libro The Advancing Guitarist di Mick Goodrick che non bastano due vite di studio serale dopocena, le poesie di Pessoa, Neruda e Emily Dickinson, il brunch di ieri con un paio di amici e la camminata fino in centro e ritorno, parlando di pipì e di Tolstoj

sono tornato, e tutto sommato mi dispiace meno che negli anni passati
la banalità è che in vacanza è un'altra cosa
la verità è che se si deve rinunciare a qualcosa, spesso si tratta di ciò che amiamo e teniamo vivo nel tempo libero (definizione che ho sempre trovato inquietante...il tempo servo in cui abitiamo e da cui aneliamo difenderci, qualcosa di più di una pur pregevole suggestione marxista/francofortese)
buon anno a tutti, miei cari!

lunedì 24 dicembre 2007

ultimi fuochi


e così il 2007 è quasi finito
passato veloce come una freccia
come una discesa senza freni
un anno che ne ha racchiusi tanti
più veloce dei pensieri, dei desideri
gli amici più vicini con cui condividere le feste
condividere il cibo, le risate, le riflessioni
riposarsi e prepararsi ad un nuovo anno ricco e impegnativo
diminuiscono le aspettative e aumenta lo stupore
beh, meno male
non ho più liste ideali, che mi hanno rovinato l'adolescenza
mi è rimasto un grande amore per la musica e la lettura, e la convinzione che non invecchierò mai
un gran desiderio di vivere bene e aiutare gli altri
giusto sabato sera mi sono sorpreso a piangere di emozione e rabbia
davanti ad un documentario sull'attività di don Luigi Ciotti
un uomo semplice, che certo ha fatto una scelta di fede che posso anche non condividere
ma quale banale scusa davanti a tanta forza e tanto coraggio
quello che manca alle istituzioni e a troppi cittadini
ributtava in faccia le morti di Falcone e Borsellino, non come santini, ma con orgoglio e vergogna in tanto dolore e in tanto tradimento di fiducia
in tempi in cui si discute della dannosità delle intercettazioni per i diritti individuali, così da evitare ogni discussione sui contenuti, sul chiedersi allora quanto lesivo sia il degrado sociale, sanitario, scolastico, urbanistico, per milioni di persone
ecco, semmai mi aspetto da me un impegno più vero e meno "formalmente" politico
è possibile, ci sono tante occasioni
ognuno deve fare di più la sua parte, non c'è altro modo
e con queste riflessioni spezzate, dettate anche dalla lettura di Bukowski, con il suo a volte stucchevole mauditisme, con queste riflessioni vi auguro buon Natale, natale come occasione per stare insieme, e magari superare i piccoli e grandi problemi di comunicazione che si creano nella corsa che dura tutto l'anno. natale come pausa salutare, per riscoprire il silenzio e la concentrazione, mettere e mettersi a (ferro e) fuoco.
per me è stata una bella scoperta ed esperienza il blog, soprattutto grazie a coloro che mi hanno letto e magari anche commentato, e lo sarà anche nel 2008.
un abbraccio a tutti, statemi bene. forse prima di gennaio, se sopravviverò ai pranzi e alle cene, "posterò" gli auguri di buon anno.

venerdì 14 dicembre 2007

una grotta a capodanno, tanti anni fa...


avevo cominciato dieci giorni fa a scrivere appunti per questo post, su suggestione dell'amica "romagnola a parigi" Auramaga
poi le inevitabili lungaggini dovute a lavoro, impegni e stanchezza, hanno fatto sì che lei mi anticipasse in quanto a "citarsi addosso"...
e del resto gli appunti non erano granché, quindi ricomincio volentieri, in questo venerdì sera milanese davvero invernale, terso e rigido come una lama, pieno dei profumi del fuoco dei camini, della terra umida, di suoni rarefatti, come irrigiditi anch'essi dal freddo

era il capodanno del nuovo millennio, del baco e di poche altre cosette
con degli amici, la decisione di passare 'a nottata in grotta, in montagna, nei pressi di Sondrio, dove loro avevano un appartamento in affitto con stufa a cherosene, garanzia di malattie respiratorie e probabilissime esplosioni
la decisione è stata immediata, per quanto tardiva, quindi, raffazzonati una decina di compagni alla bell'e meglio (non avete idea di quante resistenze, tutti vogliono fare una festa "diversa", e poi, sì, ma al caldo, sì, ma col forno, sì, ma con tavolo sedie e companatico serviti, sì, ma con la tv che dà il conto alla rovescia...blabla..bah...) siamo partiti per i preparativi
sintetizzando: tre giorni per esplorare e trovare il luogo adatto, trasportare con zaini tre quintali di legna dopo lunghe trattative per spuntare un prezzo decente dalla baffuta e scontrosa fornitrice, fare la spesa tenendo conto che si era 11 uomini e una ragazza, di cui quattro visti per la prima volta
era una sera freddissima, più di oggi, ghiaccio sulle strade, tanto che, arrivati il 31, rischiai subito un volo colossale con le borse della spesa. riuscii ad aggrapparmi alla cancellata con furia, facendola tremare per due isolati...e restandoci quasi attaccato, come succede alla lingua sul ghiaccio...
carichi di vino, pane, carne, polenta, bicchieri e piatti di plastica, sacchi dell'immondizia per lasciare pulito, ci incamminammo in silenzio sul sentiero di neve e ghiaccio, neve che gemeva sordamente sotto gli scarponi
ora ricordo confusamente il freddo, l'eccitazione per la solitudine, la visione di alcune case apparentemente vuote in mezzo agli alberi coperti di neve
niente musica, una lunga chiacchierata, lunghe pause, fu divertente preparare il fuoco, pareri contrastanti da cittadini sfigati che non sanno nemmeno come posizionare i ceppi per far respirare la fiamma...altro che "isola dei famosi"...
la carne inesorabilmente carbonizzata e la polenta a fette che si freddava prima di arrivare alla bocca, sapore di cenere, odore di fumo dappertutto, nei capelli, sui vestiti, la schiena rivolta al fuoco bollente, il viso gelato dalla notte
poi, a mezzanotte, il vino che scendeva senza scaldare, gli occhi lucidi dall'alcool, dal fumo, da un'allegria che non prendeva la strada giusta, a mezzanotte, le finestre illuminate nella notte, sotto la neve, porte che si aprono, voci festanti e colori, una sola persona in più sembrava un mondo, l'unica donna sdraiata su un'enorme roccia piatta sopra il falò forse a contemplare l'illusione della solitudine, l'illusione della distanza dalla vita quotidiana
davvero non ricordo le frasi, le parole, ricordo i tentativi di trasmettere e ricevere sms di auguri, malinconia si faceva strada nel petto di un amante abbandonato, contemplare la stellata di dura nitidezza, dove le strade delle costellazioni si perdevano sciolte in un conteggio infinito di luci
il ritorno alla casa, poca voglia di dormire, qualche bicchiere di grappa e gin seduti sui sacchi a pelo, tentando di pompare cherosene nella stufa come fosse vino, e la notte passò in fretta, sotto lo stomaco in fiamme, lui sì, i pensieri a rincorrersi come criceti nella ruota, tenue il profumo di donna sotto il ticchettìo della stufa ormai spenta

lunedì 10 dicembre 2007

concezione in romagna. impressions...


era cominciato con il sole, questo mini-ponte dell'immacolata di cui sopra,
poi, sabato, pioggia e vento che nemmeno a Oslo
seduti al tavolo del ristorante "La soffitta" di Cattolica, a contemplare ammirati le losanghe di fonduta fritte appena servite, a contemplare il tagliere arricchito di affettati e formaggi tipici di mamma Romagna
chiacchiere, vino sfuso ma buono, mica come a Milano che ti danno una sorta di cocacola sgasata con aggiunta una manciata di gradi di alcool
al tavolo davanti, una comitiva familiare, tre bimbe sorelle, una gravemente handicappata, di una dolcezza commovente, in cerca di affetto continuo, cammina malferma tra i tavoli, sorrisi per tutti, qualcuno si allontana spaventato, spero che non capisca. la bimba, intendo.
la sera, per festeggiare il compleanno di mia moglie, a Misano, Riviera Mare, un nuovo ristorante sul mare, appunto, sì, beh, forse un po' troppo lounge, un po' troppo ben frequentato, aperitivi in corso, cinture di foulard, stivali e jeans aderenti, camicie azzurre sbottonate....eppure magico, di notte, sotto la pioggia, in riva al mare, tubi luminosi come onde verso gli scogli, lumi di candela, interno tutto bianco, menù fatti del tessuto plastico delle brandine da spiaggia
al tavolo accanto si siedono quattro ragazzine dell'età di mia nipote, automunite, con denaro, perché mangiano, e chiocciano nei loro minimi vestiti attillati, senza calze, col sesso posato ovunque intorno a loro, e il passo malfermo anche per loro, a rivelare una giovinezza repressa, un divertimento perduto. forse, chissà. belle sono belle, altroché.
il proprietario del ristorante, vedo da dietro la tenda di organza di un delicato color panna, si accascia tra le braccia del belloccio cameriere che ci ha appena servito un ottimo Lagrein rosato, nonostante i quattro bicchieri mi alzo e accorro, a spostare un candelabro urtato mentre cercavano di posare il 50enne azzimato su un divanetto, forse ho impedito un rogo. ma il proprietario si riprende dal malore, pallido, giallo, quasi verde, simula indifferenza, si mette seduto sui cuscini, braccio steso e gambe accavallate come a dire "l'ho fatto apposta". peccato. ad un tavolo siedono dei medici, secondo loro niente di preoccupante, il pianto plateale di una delle quattro giovani maitresses amiche del gestore. il costo della bella vita? forse, chissà. 50anni, la tinta, un po' di pancia, un bel locale. forse, chissà.

intanto è certo che al bar di fronte non ci sono più i piranha(s) nella vasca cilindrica. dice che sono morti.

(in foto: la rocca malatestiana di Montefiore Conca, Rimini, luogo quasi natìo dove Bonaventura si ritempra. o almeno ci prova)