Visualizzazione post con etichetta anima e corpo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anima e corpo. Mostra tutti i post

martedì 10 marzo 2009

petit déjeuner du matin



il cambiamento di pelle avviene lentamente

sento l'aprirsi e il correre delle lacerazioni, lo seguo con il respiro e il pensiero, mi sforzo di percepirlo. e ci riesco. un brivido, e nessuna certezza di quel che sarà.

che stordimento, vivere in un paese di arte e menzogna, di politica e di verità. ogni istante come un interruttore, come uno scambio di binari, a scegliere fra i due. pericoloso, imbarazzante, ridicolo. sillabare lentamente le parole per iniziare ad avvertire cosa significhino, e staccarle dagli indegni parlanti.

sono vago, e rifuggo dalla facile ironia.
ma che dire a proposito di tutto il ciarpame che ha invaso la cronaca e le teste degli italiani?
cultura della vita, cultura della morte, castrazione chimica, avvocato Mills?, revisionismo e altari(ni), stupri staminali, maternità in coma, ronde non danzanti, nucleare vigliacco, crisi e bisi...l'Italia ha una crisi di rigetto, la politica è stata male impiantata, la cultura rischia di non essere compatibile.

sarà che ho questa vecchia fame d'amore, inestinguibile. sarà che la mia pelle si rompe come un fazzoletto di carta, e un'altra volta posso guardarmi sotto, guardarmi dentro, con l'urgenza di non sprecare nulla.

"Non possediamo un corpo divino, ma la compassione può darci un corpo divino.
Non abbiamo potere divino, ma l'onestà può darci potere divino. Non abbiamo intelligenza divina, ma la saggezza può darci intelligenza divina. Non possiamo compiere miracoli, ma se non creiamo ostacoli possiamo compiere miracoli. Non possiamo salvare il mondo, ma la nobiltà d'animo ci farà salvare il mondo" (Deishu Takahashi 1835-1903)


martedì 11 novembre 2008

ha visto la luce

ieri sera, come tante altre sere, tornavo a casa in auto
di solito ascolto Hollywood party su Radio3, parlano di cinema, fanno recensioni di film, intervistano attori e registi con intelligenza e umorismo...
ma la radio era rimasta sintonizzata sin dal mattino sulle frequenze di Lifegate radio
e così, per caso - il caso che esiste e il caso che non esiste, fate come vi pare - mi sono trovato ad ascoltare la trasmissione Area protetta
sono rimasto catturato da un brano del chitarrista Jeff Healey, un mio amore di gioventù che non passa spesso per radio
ma, amaramente ho scoperto che è morto, a soli 41 anni, pochi mesi fa
ho continuato a guidare piangendo come uno stupido, anzi no, gli stupidi non piangono...piangevo come un bambino la vita di questo grande e sfortunato musicista, rimasto cieco all'età di un anno per una forma di tumore. suonava la chitarra stando seduto, e la suonava come un dio, con il cuore, il fuoco e il dolore di chi ha molto sofferto, suonando e cantando il blues, e in seguito il jazz.
il mio brano preferito era See the light , puoi vedere la luce del bisogno scintillare nei miei occhi, cantava facendomi venire i brividi, lui che di occhi era rimasto privo dopo un'operazione.
nel video linkato lo vedete nel suo massimo splendore vitale, e nella sua strabiliante tecnica chitarristica. alzate il volume al massimo e godete. è stato uno dei primi a farmi sentire fisicamente la forza nascosta nelle difficoltà, l'altra faccia del male, quando c'è.

arrivato a casa ho sentito il bisogno, magari un po' patetico, di salutare Jeff alla maniera shinto. seduto in seiza ho battuto due volte le mani le mani in silenzio, per farmi annunciare agli spiriti, prima di inchinarmi.

martedì 9 settembre 2008

Farsaglia (ovverosia: viaggio in Italia)

per la sua somiglianza fonetica con farsa
se non fosse che in Italia, come ha detto recentemente Carlo Lucarelli, uno dei pochi "intellettuali" o "letterati" impegnati e coraggiosi, persino i segreti di Pulcinella e le farse fanno un po' paura, come la faccia bonacciona e stupida di un potere bambino prepotente e viziato, brutale nella sua cecità

è una transizione difficile - se di transizione di tratta - dove è arduo non credere che si materializzi l'analfabetismo secondario di Enzensberger, "vale a dire la progressiva dimenticanza delle nozioni acquisite in età scolare e l’abbandono della pratica della lettura. Poiché l’analfabeta secondario prolifera in tutte le professioni, merita il titolo di rappresentante elettivo della società contemporanea, riluttante a sottoporsi alla fatica di pensare. È accaduto così che l’incompetenza di massa sia diventata costume e ovunque risuoni una parola gridata, priva di senso, che non promette nulla di buono." (citazione da qui)
per cui chiunque può rimettere allegramente in discussione indifferentemente storia e cronaca, economia e cultura. fare le pulci e dare smentite è sempre tardivo e quasi sempre inutile, quando non semplicemente speculare per scorrettezza. i "casi" Alemanno e La Russa non sono che l'ultimo esempio in ordine temporale.
ed è inutile lamentare la scomparsa di personalità, come Pasolini, sulla prima pagina del Corriere della Sera, o come Dionisotti, impegnati a tenere vivo il legame tra cultura e vita civile.
con buona pace di chi blatera sulla scuola e i grembiulini in un paese che, solo cento anni fa, contava quasi il 50 percento di analfabeti.

e dove pullulano le lapidi in memoria caduti ma non in monumenti in vergogna dei mandanti, ancora funziona la retorica della guerra e non la realtà della miseria e dell'inettitudine.

giovedì 31 luglio 2008

e allora...


"Una particolare attenzione è rivolta a coloro che devono eseguire l'iniezione letale. Chi potrebbe sopportare il peso di aver ucciso qualcuno nonostante gli sia conferita questa competenza dall'ordinamento giuridico? Gli Stati Uniti d'America hanno risolto in modo molto pratico la questione. Durante il procedimento di esecuzione della pena vengono scelte tre persone competenti della materia che sceglieranno una delle tre siringhe tra le quali ve ne sarà solo una con il contenuto letale. L'esecutore non potrà quindi sapere se la sua iniezione è stata quella letale, risolvendo così in maniera pratica un problema che riguarda la più intima parte della coscienza umana."

a volte penso, come ieri sera, al perenne contrasto - tutto ideale - tra caso e necessità, roba vecchia si potrebbe pensare, ma che non muore mai. per fortuna.
mi capita di pensare, ad esempio, a cosa sarebbe accaduto se fosse morta mia madre invece di mio padre, allo sfascio, agli odi che sarebbero esplosi. invece no, l'ordine delle cose è stato diverso. e, a dirla tutta, sapevo che sarebbe andata così.
è strano che uno come me, ciondolante tra pessimismo cosmico, fosse di depressione, e incontenibili ondate di energia, è strano ma forse non poi così tanto, che io sia pervaso da una sorta di solidità fiduciosa nei confronti degli eventi della vita. è come un senso aggiuntivo, impalpabile, che mi suggerisce prima se quello che sta accadendo è conforme o meno agli eventi precedenti. perché non conosco nessuno che non sia in grado, a posteriori, di ricostruire genealogie più o meno fantastiche, più o meno mistiche, più o meno scientifiche. ma forse, fino ad ora, la "realtà" si è divertita ad assecondare questo mio divinare in erba.
forse.
forse basta non credere troppo a ciò che accade manifestamente, a ciò o a chi ostenta una mancanza di segreti. forse basta credere nell'invisibile e nell'inudibile quel tanto che basta a non diventare proseliti di qualcuno o qualcosa. insomma, non credere troppo facilmente alle scolastiche: al complesso di Edipo o alla volontà di un dio e derivati di vario genere.
la semplificazione è un segno del male, dell'inaridimento umano.
così come il credere ad una soluzione pratica per i problemi di coscienza, come si dice più sopra. qualcuno prima o poi dovrà prendersi la briga di spiegare il contenuto di queste frasi, senza affidarle ad un vuoto e vago consenso, disumano, idiota e crudele.
ogni cosa punta a eludere la parte di scelta e consapevolezza necessaria dell'Essere umano.
le domande sono confini per le risposte, la libertà somiglia troppo alla legge del più forte.
e la mente che trova le risposte è già diventata altra rispetto a quando poneva le domande.

martedì 22 luglio 2008

rovescio


poi mi nutro spasmodicamente
dopo la nausea
mi nutro di parole, di sguardi, di profumi
mi nutro di musica, di amicizie vere o soltanto possibili, di malinconia
e cambio casa, in attesa di cambiare vita
ho preso due nuovi moleskine per i miei appunti diurni e notturni
al posto della macchina fotografica
o del registratore
e accosto nelle letture le poesie di Ady e i saggi di Lorenz
la storia del fascismo e i saggi di Barthes
senza percorsi prestabiliti, mi trovo davanti a prospettive inusitate
qualcosa del genere diceva Borges, a proposito del bibliotecario
comunque, sono equilibri delicati
e ho scoperto che Renzo De Felice balbettava, questo me lo rende ancora più vicino e caro
Ady invece era un pazzo e una sorta di profeta fallito, per questo mi sento fratello
per il resto, sto ancora cercando, e questa marea sembra passata

lunedì 10 marzo 2008

visioni di berlino/2

riprendo da qui, da Charlottenburg, castello barocco che si trova alla propaggine nord-occidentale della città. l'impatto visivo è più o meno questo, le nuvole sono state un regalo dell'ultima giornata a Berlino, girando con le valigie...è la più ghiotta delle testimonianze storiche rimaste a Berlino dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. all'interno vi sono quadri - tra i quali quelli del mio amato Friedrich - e oggetti esposti, ma code chilometriche...ci accontentammo di pranzare nell'Orangerie all'interno del parco, un posticino incantevole e accogliente, come tutti quelli sperimentati lì. di notte passeggiare per la città è meraviglioso. come in ogni bella città, del resto. a parte il freddo che mi impediva di rimanere immobile con le mani, ragion per cui metà delle foto sono venute leggermente mosse, come questa ad Hackensche Hofe, splendido monumento in stile secessionista, le piastrelle lucide, i caffè all'interno, davvero un luogo suggestivo.

la "chiesa del ricordo", lasciata come era alla fine della guerra, nel cuore della zona shopping, in un mosaico fatto di opere di arte contemporanea, dai grandi magazzini KaDeWe, tra chioschi di curry wurst e patatine fritte. per assimilare e distinguere tutto ci vogliono giorni...
Berlino est. Karl Marx Allee è l'autostrada cittadina, perfetta per le parate e le esibizioni, ora affiancata da grandi costruzioni come la sede delle assicurazioni Allianz. La foto con l'omino rosso mi piace particolarmente. mi faccio i complimenti da solo, e vabbè...
vicino Potsdammer Platz, la celebre e discussa piazza ultramoderna e futurista un tempo attraversata dal muro. il freddo non mi ha consentito di scattare altre foto che non fossero tremolanti. mi è rimasto il senso di fierezza di una città che non esita a trasformarsi e cambiare, fervida, accogliente. da turista mi posso sicuramente sbagliare, ma è stata una sorpresa, un luogo in cui tornare.

martedì 26 febbraio 2008

sirena


la notte scorsa ho riprovato a fare un sonnellino dopo-cena/pre-studio puntando la sveglia alle 21:30. non ho nemmeno sentito il trillo. il mio braccio destro ha agito autonomamente e ho riaperto gli occhi alle 1:47.
e mi sono alzato, sono sceso al piano di sotto intenzionato a leggere e suonare per almeno un paio d'ore. avevamo lasciato però la tv accesa, su LA7.
in quel momento Alain Elkann stava intervistando Valeria Golino, attrice italiana tornata sulla cresta dell'onda ormai da qualche tempo, apparsa in film come A casa nostra, La ragazza del lago e il recente Caos calmo. a parte quest ultimo, gli altri li ho visti trovandoli buon livello.
di lei ricordavo i ruoli in Rain man e nel demenziale ma divertente Hot Shots!
ricordavo la voce che mi suonava sgraziata, incrinata come il fondo di vecchie bottiglie, ma quegli occhi e i capelli ricci mi sembravano comunque indimenticabili, nonostante l'impressione di fiato corto ad ogni frase, di tonalità faticosa e spesso monocorde che si spegneva dopo ogni parola, parole ricavate dal silenzio, e quel profilo di durezza complessiva come un'anima di fil di ferro. la penso ancora così.
ma la notte scorsa me ne sono innamorato, nonostante le domande inesorabilmente a una dimensione di Elkann, che non riusciva a trasformare un questionario in una conversazione brillante e stimolante, sprecando un'occasione dalle sfaccettature erotiche possibili, mentre pizzicavo svogliatamente la chitarra

forse per tutto questo, e anche per il fascino classico che emanava dal suo viso calmo, dalle risposte delicate che contrastavano con l'idea di inaccessibilità, per lo sbuffo a fine intervista come fosse stata una faticaccia, per la grazia innata che vedo in certe donne quando stanno sedute, per il fatto che ha 42 splendidi anni e sono sensibile alle donne più grandi di me, o forse perché la sua passata semplice sensualità di starlet ora è stata riassorbita e distribuita in profondità, in un sorriso o in uno sguardo da notte insonne. il suo profumo era quasi percepibile e avrei voluto poterle parlare, offrendole un bicchiere di Porto, seduti sulle scale fuori della porta.
certo, è fidanzata con Scamarcio, ma cosa conta, nessuno è perfetto

giovedì 14 febbraio 2008

my favorite things (o quotidiana /3 o 4 boh...)



lazybatusu con R-Evolution sulla radio in streaming via internet (Swissgroove-groovy-jazzy-funky-trippy, sic!) mentre compilo le comunicazioni per le lettere di intento ricevute per il mese di gennajo 2008

il ricordo di una intima conversazione nudi nel letto e abbracciati, tra il caldo/freddo di una trapunta rossa piegata, la porta socchiusa, gli occhi socchiusi, il respiro socchiuso, e dopo facemmo fatto l'amore

il mio amico Giacomo che pubblica sul suo blog un suo arrangiamento di uno standard jazz e mi fa venire finalmente voglia di scaricare la versione demo del software Sibelius per scrivere gli spartiti

lo stordimento da poco sonno, simile ad una leggera ubriachezza, rivedo le finestre serrate all'ora di cena del paesino in cui feci il servizio militare mentre vagavo per le strade in cerca di compagnia, i miei commilitoni che mi facevano correggere le loro sgrammaticate lettere d'amore, le parole delle poesie di Tartaglia, la cecità, la sordità e le magnifiche visioni, il tradimento che rende migliori, accettare il mistero e non ridurre tutto a logica, la lectio difficilior dei filologi, e restarsene a naso in sù, oltre il lampione fulminato, ad ammirare il cielo nitido del pomeriggio

portarmi pile di libri a letto, quando mi vengono le idee più strane, le intuizioni più meravigliose, e quel che mi meraviglia di più è che una volta sfumate nel rancore del sonno, non tornano più. diceva una cosa simile anche Vasco Rossi, per capirci...

i ricordi, la memoria, che da secoli si dice siano alla base della creatività, della poesia, della musica, e vista la situazione attuale si potrebbe anche decidere che forse un po' di verità c'è in questo discorso

trovare un libro che non sapevo stessi cercando, e credere che mi abbia trovato lui

provare ad approfondire il digiuno, lo shiatsu, la bioenergetica, il tuina, il qi-gong, la musicoterapia Orff o Lecourt o Benenzon, gli esercizi superiori dei monaci tibetani, ma dormo troppo poco e al mattino faccio sempre i soliti quattro o cinque movimenti

la sonorità della scala sul quarto grado del modo minore armonico

lasciare commenti nei blog e leggere i commenti sul mio

la pace del mattino a casa, tutto il giorno libero davanti, e decidere di fare quello che ci pare come e quando ci pare

guardare mia moglie mentre dorme, innocente davvero, e pensare che no non mi merita, e che sì mi merita, e che no non la merito io, e che ho sonno, tutte le sere così non se ne può più

uscire da un periodo difficile, sopraffatto dalla cognizione della stupidità, dell'ipocrisia, della frustrazione...una mattina, o bella ciao, faccio doccia e barba e sono leggero, proprio quando la sera prima non ne potevo più e rientravo sotto l'ombra della fine, la dolcezza del nulla, musica libri aria inerti, nonostante le grandi tazze di tè per scaldarmi, io che sono sempre a temperatura superiore...

prendermi dieci minuti di pausa dal lavoro chiudendomi in bagno con un libro di poesie

la gatta che dorme, le mie nipotine piccole che mangiano le tagliatelle della nonna (mia madre) e poi si divertono a fare la lotta con me, il mio nipote maggiore che mi chiede di portarlo ancora a mangiar la pizza con le polpette pugliesi, unta come un oliveto ma dio quant'è bbuona, perché poi beviamo la birra e anche il Grand Marnier mentre si sfoga sulla sua giovinezza difficile

questo e altro, e il pensiero che la vita non basta mai
when the dog bites
when the bee stings
when i'm feeling sad
i simply remember my favorite things
and then i don't feel so bad

giovedì 7 febbraio 2008

quotidiana/2 (o forse 3, boh...)





giro con un borsello di pelle chiara, comprato a San Marino la scorsa estate
bello, per carità, di ottima pelle morbida
proprio io che ho preso tanto per il culo mio padre, che andava persino a fare le scampagnate con il suo, di borsello. probabilmente per poter chiamare le amanti senza problemi, ammesso che il telefonino prendesse, alle pendici della Carpegna. soprattutto come se nessuno lo sapesse. lo scrivo col sorriso, tra cinque giorni sarà il quarto anniversario della sua scomparsa. ciao pa'.


beh, comunque il mio borsello scoppia di carte, forse anche di salute, ma certamente di carte. scontrini e ricevute varie, dal benzinaio alla trattoria, dal bar al parcheggio. e poi una succursale della mia collezione di "address" di locali, vari. segnano alcune tappe della mia vita, boe per i ricordi di un marinaio mancato come me.
il ristorante indiano di Copenhagen, col suo buffet centrale immerso in una rossa luce soffusa, o quello greco di Helsingor (la Elsinore di Shakespeare) sul mare, uno yogurt con miele e frutta secca eccezionale in quella giornata di sole con la mia ex, una delle poche oasi serene;
il ristorante marocchino (credo) di Parigi, in place Bastille, e quell'ottimo cous-cous bollente di verdure dopo una lunga giornata a piedi per le vie della città;
la trattoria Marianna a Rimini, sul ponte di Tiberio, dove un fisarmonicista allietò la nostra ottima cena di pesce in un giugno torrido e affollato con le musiche di Nino Rota, pieno di luci;
l'enoteca di via delle Botteghe Oscure, pausa nella notte bianca romana, e quella splendida ragazza seduta sul divanetto in attesa si liberasse il bagno, che guardava proprio me, ma mi aspettava il caffè con un vassoio di saporosi dolcetti artigianali, e mia moglie, soprattutto;
il caffè letterario a Berlino, una veranda art nouveau dove il cameriere anziano e grasso ci fece l'imitazione del pollo, facendoci morire dal ridere, per farci capire cosa significasse quel huhn scritto a mano sul menù, ma l'avevamo già capito perché avevo appena comprato un minidizionario e stavo affannosamente traducendo la carta. mi sorrise quando dissi sehr gut a proposito degli eccellenti piatti mangiati;
il Porticciolo sul lago Maggiore, sospeso sull'acqua, albergo ristorante con una carta dei vini che sembra un volume di pagine gialle, e l'umidità fa rabbirividire anche d'estate, quando si accendono le ville sulle rive e immagini le vite lì dietro, le voci, le musiche...

tutto questo per un borsello, magico, come tutte le tasche.
anche oggi è un giorno di sole, e sono sereno.

martedì 5 febbraio 2008

pubblica utilità

già che siamo in tema, allego questo link dove si dicono delle cose molto interessanti circa l'uso della c.d. "pillola del giorno dopo". concordo con il titolo: denunciamoli. tra l'altro, è un blog che val bene una visita.

mercoledì 23 gennaio 2008

frattaglie e bagattelle


alcuni abitanti della striscia di Gaza hanno forzato il blocco della polizia egiziana, che fortunatamente non ha reagito sanguinosamente, per andare a procurarsi cibo e benzina che mancano da diversi giorni, in conseguenza dell'embargo israeliano, appena allentato in seguito ad una tutto sommato timida (così passa la notizia) reazione di indignazione internazionale

Formigoni, presidente della regione Lombardia, pare in accordo pressocché unanime con i medici, ha stabilito in 22 settimane il tempo limite per il ricorso all'aborto

il tribunale di Bruxelles ha sancito la discriminazione contenuta in una sentenza francese che negava l'adozione ad una lesbica single (la definizione non è granché, ma così è stata letta in rassegna stampa)


esiste un ricorso, condiviso e giudicato gravissimo nel merito dal presidente della Corte Costituzionale Giuliano Vassalli, un ricorso posto da 8 senatori della Rosa nel Pugno, votati ma esclusi dalle nomine. a farla breve, la questione (taciuta e mai diffusa dai beneamati media) azzererebbe tutte le difficoltà attuali del Governo. di questi otto, infatti, due dovrebbero sostituire altrettanti senatori dell'opposizione, e uno dovrebbe prendere il posto del senatore Turigliatto, facente parte della maggioranza ma ad essa contrario. giusto tre voti, pari a quelli della recalcitrante Udeur. così, per dire. a due anni dalle elezioni non se ne farà ormai nulla, e tanti saluti, come sempre, alla Legge.

in merito alle questioni aborto e adozioni, e figli in generale...approvo l'adozione e trovo che la legge 194 sia una conquista, non uno smacco, trovo però che sia anche difficile, in certa misura sbagliato, e purtroppo spesso impossibile, riuscire a fare delle discussioni non di principio, sempre al confine con l'ideologico, su questi argomenti. aborto e adozione sono spesso solo la fase culminante del cammino esistenziale delle persone che vi fanno ricorso, persone che avrebbero bisogno di informazioni serie, di riferimenti validi, di strutture sicure, di accesso libero e garantito a risorse culturali ed economiche. questo è secondo me l'argomento principale del quale poco si discute, attaccandosi alle norme astratte. si tratta di capire, provare a capire veramente, nel medio-lungo termine, cosa accade ai feti (le ricerche sull'udito di Tomatis sono sconvolgenti, la memoria uditiva, che è una memoria sensoriale, esperienziale, risale fino al secondo mese dal concepimento, e a volte anche prima), cosa accade durante lo sviluppo ai figli di genitori single, magari omosessuali. senza falsi problemi, né idee preconcette. mettere in discussione tutte le categorie (Veronesi sostiene che - parlando di scienza, certo, ma non soltanto, direi - ogni 7 anni il 50% delle nostre conoscenze vengono superate. c'è di che riflettere). quasi impossibile, mi rendo conto. principi, e idee di fondo ne abbiamo tutti (si spera, e si spera siano serie). bisognerebbe, però, altresì riconoscere che spesso non sono altro che le nostre idee sul mondo, su come va la vita. idee spesso sbagliate, confuse, infondate. e riconoscere che il tempo concessoci è troppo breve per la presunzione, che moriremo senza aver capito gran parte delle cose che sono accadute fuori e dentro di noi, qui ed ora. per questo queste idee dovrebbero passare in secondo piano davanti alle esistenze concrete, alle vite reali di adulti e bambini, che vivono, amano, gioiscono, soffrono e scontano sulla loro pelle la pochezza e la scorrettezza intellettuale dei dibattiti, delle ricerche, degli scontri.

venerdì 18 gennaio 2008

giuste proporzioni

oggi è morto improvvisamente un cliente "storico" dello studio
sessantuno anni compiuti da pochi mesi
non che fossi particolarmente legato a questa persona, non è una questione di affetto quanto di comprensione
un telegramma alla famiglia, alla quale comunque penso, e immagino lo strazio e gli squilibri imprevisti (mio padre morì qualche anno fa, non si possono immaginare gli effetti)
mi richiama ad una certa serietà, alla cognizione dell'irrevocabile che circonda le nostre vite

impallidisce persino il gravissimo caso Mastella (che fa impallidire a sua volta la mediatica e approssimativa querelle sul papa e l'università), il comportamento indegno del parlamento, l'evidenza che in quindici anni di riferimenti craxiani/berlusconiani la magistratura è ormai considerata in primo luogo un covo di opportunisti e spregiudicati untori del quale è normale pensare che nasconda trame e complotti, dove lo scontro e l'interdipendenza dei poteri ci riporta a prima di Montesquieu, e la giustizia umiliata da cinquant'anni di crimini impuniti e da fallimentari processi di corruzione si trova una volta di più a doversi difendere da non-idee endemicamente diffuse, dove si perdono le percezioni della correttezza, della regolarità, la capacità di contestualizzare

come un soffio di vento gelido, astiosamente penso che moriranno tutti, moriremo tutti, e non vi sarà giustizia altra che questa, la giustizia dei ciechi, la cieca giustizia della fine
ogni cosa verrà dimenticata e, finché vi sarà una lingua capace di esprimere, sufficientemente capace di essere logos e non chiacchiera, la memoria sarà una vocazione riservata a coloro che sapranno sognare un futuro, a spese loro. a spese nostre.

mercoledì 16 gennaio 2008

se non è magia questa...


e questo è solo uno dei vari esempi della post-modernità elettronica.
vendono tutto l'armamentario del caso, con tutte le viete e cialtronesche simbologie, e i riferimenti sbagliati necessari, comprese quelle che sono vere e proprie armi (coltelli lunghi 39 o 46 cm. come li vogliamo chiamare?). mi fa però sorridere il linguaggio professionale da supermercato. ma tanto è un mondo che non esiste, come la pornografia, frequentato solo da milioni di persone, da pseudo studiosi, da sociologi da tre soldi, da santoni criminali, affaristi e insospettabili, se non fossero sotto gli occhi di tutti. speriamo che lo sdoganamento non sia, come per la pornografia, un banale incasellamento di tutto questo nella categoria della libertà di espressione, ma ci siano finalmente dei seri tentativi popolari di comprensione.
comunque c'è anche la sezione corsi, dove, tra il materiale fornito, c'è un indispensabile grimoire bianco rilegato in finta pelle. umana, aggiungerei.

martedì 8 gennaio 2008

nervi e sole (o la cosa chiamata poesia/12)




Epoca

Qui non riposa un passato
che chiamai con una campana
perché si sveglino le cose
e mi circondino gli anelli
che lasciarono le dita
ubbidendo alla morte:

non voglio ricostruire
le mani né i dolori:

poi tutto morirà
una volta per tutte, forse,
questo secolo dell'agonìa
che c'insegnò ad assassinare
e a morire da superstiti.



Sappiate, sappiatelo, sappiatelo

Ahi, la menzogna che vivemmo
fu il nostro pane quotidiano.
Signori del secolo ventuno
è necessario che si sappia
quello che noi non sapemmo,
che si veda il contro ed il pro,
perché non lo vedemmo noi,
e che nessuno mangi più
l'alimento menzognero
che ci nutriva nel nostro tempo.

Fu il secolo comunicativo
delle incomunicazioni:
i cablogrammi sotto il mare
a volte furono veri
quando la menzogna giunse
ad avere maggior latitudine
e longitudine dell'oceano:
i linguaggi si abituarono
a preparare la finzione,
a suggerire le minacce;
le lunghe lingue del cablogramma
arrotolarono come serpenti
l'impostura colossale,
finché tutti condividemmo
la battaglia della menzogna
e dopo aver mentito correndo
andammo mentendo a uccidere,
giungemmo mentendo a morire.

Mentivamo con gli amici
nella tristezza o nel silenzio,
e il nemico ci mentì
con la bocca piena d'odio.

Fu l'età fredda della guerra.

L'età tranquilla dell'odio.

Una bomba di quando in quando
bruciava l'anima del Vietnam.

E Dio entro il suo nascondiglio
spiava come un ragno
i remoti provinciali
che con sonnolenta passione
cadevano nell'adulterio.



Unità

Questa foglia sono tutte le foglie,
questo fiore sono tutti i petali
e una menzogna è l'abbondanza.
Perché ogni frutto è lo stesso,
gli alberi sono uno solo
ed è un solo fiore la terra.



Sempre io

Io che volevo parlare del secolo
dentro questo rampicante,
che è il mio libro sempre nascente,
in ogni parte mi sono trovato
che mi sfuggivano i fatti.
Con buona fede che riconosco
ho aperto i cassetti al vento,
gli armadi, i cimiteri,
i calendari con i loro mesi:
per le fenditure che s'aprivano
mi compariva il mio volto.

Per quanto stanco io fossi
della mia persona inaccettabile
tornavo a parlare di essa
e ciò che mi sembra peggiore
dipingendo un avvenimento
io dipingevo me stesso.

Che idiota sono, dissi mille volte,
praticando con maestria
le descrizioni di me stesso
come se non fosse esistito
niente di meglio che la mia testa,
nulla di meglio dei miei errori.

Voglio sapere, fratelli miei,
dissi all'Unione dei pescatori,
se tutti amano come me.
La verità - mi risposero -
è che noi peschiamo pesci
e tu peschi te stesso,
poi torni a ripescarti
e a gettarti di nuovo in mare.


Pablo Neruda, Fine del mondo, 1970, trad. di Giuseppe Bellini

lunedì 24 dicembre 2007

ultimi fuochi


e così il 2007 è quasi finito
passato veloce come una freccia
come una discesa senza freni
un anno che ne ha racchiusi tanti
più veloce dei pensieri, dei desideri
gli amici più vicini con cui condividere le feste
condividere il cibo, le risate, le riflessioni
riposarsi e prepararsi ad un nuovo anno ricco e impegnativo
diminuiscono le aspettative e aumenta lo stupore
beh, meno male
non ho più liste ideali, che mi hanno rovinato l'adolescenza
mi è rimasto un grande amore per la musica e la lettura, e la convinzione che non invecchierò mai
un gran desiderio di vivere bene e aiutare gli altri
giusto sabato sera mi sono sorpreso a piangere di emozione e rabbia
davanti ad un documentario sull'attività di don Luigi Ciotti
un uomo semplice, che certo ha fatto una scelta di fede che posso anche non condividere
ma quale banale scusa davanti a tanta forza e tanto coraggio
quello che manca alle istituzioni e a troppi cittadini
ributtava in faccia le morti di Falcone e Borsellino, non come santini, ma con orgoglio e vergogna in tanto dolore e in tanto tradimento di fiducia
in tempi in cui si discute della dannosità delle intercettazioni per i diritti individuali, così da evitare ogni discussione sui contenuti, sul chiedersi allora quanto lesivo sia il degrado sociale, sanitario, scolastico, urbanistico, per milioni di persone
ecco, semmai mi aspetto da me un impegno più vero e meno "formalmente" politico
è possibile, ci sono tante occasioni
ognuno deve fare di più la sua parte, non c'è altro modo
e con queste riflessioni spezzate, dettate anche dalla lettura di Bukowski, con il suo a volte stucchevole mauditisme, con queste riflessioni vi auguro buon Natale, natale come occasione per stare insieme, e magari superare i piccoli e grandi problemi di comunicazione che si creano nella corsa che dura tutto l'anno. natale come pausa salutare, per riscoprire il silenzio e la concentrazione, mettere e mettersi a (ferro e) fuoco.
per me è stata una bella scoperta ed esperienza il blog, soprattutto grazie a coloro che mi hanno letto e magari anche commentato, e lo sarà anche nel 2008.
un abbraccio a tutti, statemi bene. forse prima di gennaio, se sopravviverò ai pranzi e alle cene, "posterò" gli auguri di buon anno.

giovedì 15 novembre 2007

visioni di Berlino/2

Fantastici questi tombini, delle cartoline di bronzo...questo era di fronte al Berliner Doml'ingresso del celebre Pergamon Museum, sulla Museum Insel, l'isola dei musei...solo per la presenza del tempio di Ishtar vale la visita in città...
Bebelplatz, tristemente nota per i roghi di libri durante l'ascesa del regime nazista. così, adagiata tra l'università e i tigli, non si direbbe abbia un passato così greve...meglio fotografare le bellissime targhe...
vabbè, questa è proprio da giapponese...però diamine la Brandeburger Tor dal vivo fa un certo effetto, anche se al tempo era a pochi passi da un cantiere. Berlino è sempre piena di cantieri, cambia volto di continuo...
la sede del parlamento, il Reichstag andato a fuoco e ricostruito, sopra si intravvede la splendida cupola trasparente, cui è impossibile accedere per le perenni code chilometriche...

visioni di Berlino/1

Berlino mi è rimasta negli occhi e nel cuore, amore a prima vista...città sorprendente, giovane, antica, moderna, accogliente, ostica, contraddittoria, selvaggia e ingessata, colta e volgare, spaccati di Settecento impomatato reso vivo dal contrasto con i dinosauri del socialismo e le architetture nuovissime e impeccabili, alla portata di tutti o quasi...è passato un anno ma che voglia di tornare...

prima fermata...obbligatoria....primo giorno di vento e pioggia...
il famoso orologio in Alexanderplatz, con i fusi orari di tutto il mondo, la piazza (piazza d'armi praticamente) sventrata per lavori, sbuffante come l'inferno...
la maestosa Fernsehturm, antenna di trasmissioni radiotelevisive, con un ristorante dentro la "palla"...
Mai visti attacchi per pompieri così belli...


il Berliner Dom visto da 3/4

martedì 13 novembre 2007

impressioni(smo)

la biblioteca civica ha in programma un ciclo di quattro visioni di film, due di Bergman e due di Antonioni
necessaria prenotazione nominale, quasi una schedatura, trenta posti circa in tutto, visione gratuita, del resto
stasera secondo appuntamento "l'occhio del diavolo" di Bergman, il primo ce lo siamo persi, martedì scorso, martedì prossimo "Blow-up", già visto, e poi, dulcis in fundo e soprattutto, lo attendo da parecchio tempo, "Professione reporter"...

l'aggiornamento del sistema informatico procede per conto suo, lentamente, spero di non fare troppo tardi, una pizza al volo e poi a piedi nella sala di proiezione. la biblioteca è a duecento metri da casa, fortunatamente. ma la casa è a più di mezz'ora dall'ufficio.
musica in sottofondo, jane's addiction, pearl jam
sul tavolo un disordine solito e insolito insieme
un bilancio da sistemare, come si usa dire quando si coprono delle mezze schifezze
un foglio A4 diviso a metà su cui ho appuntato delle figure ritmiche da eseguire con la chitarra, captate in auto mentre tornavo da un appuntamento questo pomeriggio
report dei tecnici spiegazzati e ancora non buttati via, post-it abbandonati sotto un cd-rom (non nel senso di zingaro, dio che battuta miserrima) di una banca dati
ho lavorato così di malavoglia oggi, con occhi pieni di cotone, pelle di carta e foglie secche, pensieri col fiato trattenuto, pensieri inadeguati, inadeguati a cosa?
stanchezza e voglia di piangere, ma soprattutto di ridere
dopo una nottata pesante, di liti, di incomprensioni, di senso di inutilità, di debolezza soffocante
e una resistenza indomita al precipitare
la mia lingua tagliata è il termometro, spezzo tutto quello che mi capita sopra la lingua, ma i cocci non mi feriscono
sentirsi appesi ad un filo, da sempre, sentirsi soli fino a battere i denti
ma perché, mi chiedo, dov'è l'errore che mi porto dietro
riflettere sulla condizione di automa rotto, come diceva il poeta
tento inutilmente di definirmi, entro ed esco dalla realtà, leggero e pesante
frenetico alternarsi di umori, di visioni del presente e del passato
ma una resistenza indomita al precipitare, all'assaporare quell'acidula dolcezza del sentirmi votato alla caduta, resistere alla voglia suadente, infida, di abbandonare tutto
a chi mi dice che non vedo sfumature, dico che ha ragione
per quanto si ingrassino frasi e si moltiplichino i decimali non c'è modo di attutire il passaggio tra zero e uno, tra essere e non essere
si gioca in una infinitesimale frazione, ma è una distanza netta, incolmabile, una differenza assoluta
vorrei che tutto durasse per sempre, e poi finisse subito
vivere è una gioia
il vissuto è una pena
la cura è non amare più
la cura è amare subito

giovedì 8 novembre 2007

una giornata di bonaventura, anzi quasi due

(ehilà, non dimenticate la pubblicità progresso più sotto, per amicizia o per pietà)

camminavo, nel mattino lucente e freddo come marmo, o come una casa sul mare vuota, dio che voglia e nostalgia del mare, senza auto, appena lasciata dal meccanico, odore di erba sotto il gasolio. camminavo, elastico, respirando il calore del mio corpo.
e mi sono accorto che era stata sradicata la cabina del telefono che stava all'angolo della via in cui ho abitato per quasi trent'anni. una cabina che in gioventù assaltai in compagnia di amici, come in seguito fecero molti altri disperati credendo di divertirsi. cabina quindi che è sempre stata assai malconcia e quasi mai funzionante. ormai faceva parte del paesaggio, credevo rimanesse lì per sempre, simbolo percepito ormai inconsciamente...per sempre, già...avevo attribuito ad una cabina del telefono in rovina un'eternità che non poteva permettersi, che nessuno si può permettere...


ieri, un'altra giornata bellissima, l'estate fredda dei morti come diceva Pascoli, prolungata, eburnea, semitrasparente, noncurante, persino florida nei colori, florida come una donna, che meraviglia le donne, così ricche di sapienza, di bellezza, ossessionate e distrutte dal peso, dalla pelle, dagli uomini stupidi che le fanno stupide e viceversa, mentre i pensieri, gli occhi, ne muoiono, e sogno i corpi che infrangono le linee scontate delle copertine, pensieri che infrangono i titoli, che abbondano di seni e di fianchi, che suggeriscono calori nascosti, donne come frutti quasi troppo maturi, sembra troppo tardi invece è perfetto, il pieno della vita prima del dolce declino, corpi-frutti rigogliosi, sfuocati, golosi, stillanti umori e odori, che riempiono le gonne, che lucidano di tensione i pantaloni, e i tacchi, questi sì, evocatori di lussuria, complicità, poesia e vino. voler far l'amore è gratitudine, ammirazione, desiderio di conoscenza, omaggio alla grazia, non un'offesa.

ieri, in moto fino a cremona, per via dell'università. cremona, città rastremata in una campagna quasi irraggiungibile, campagna generosa. grassa, come il loro dialetto. bisogna fare attenzione alle foglie degli alberi, a cremona. si infilano nel colletto del giubbotto, hanno le ossa e picchiano duro sul casco, come avere la testa in un tamburo. che freddo che avevo, avrei dovuto mettere i pantaloni di velluto invece dei jeans, la vescica mi stava scoppiando, le dita delle mani, pur sotto guanti pelosi e spessi, immobili e dolenti come radici, il pensiero invece acuto, teorizzavo, montavo e smontavo il mondo. la balbuzie come metafora dell'improvvisazione, come arte dell'improvvisazione, mi dicevo. niente male, anche, mi sono detto. ed ho superato il test musicale a pieni voti, dopo aver bevuto un tè artificiale bollente, ed aver vuotato la vescica.


festeggiare, bisogna. istanbul kebap. nove euro per due panini falafel, patatine fritte e una birra. ho esagerato, lo ammetto, mi sono sentito grasso, pieno di cipolla e inadeguato in genere, ma minchia che bontà. dietro di me tre donne. tre donne intorno al cor mi son venute, ancora e sempre. cremona parigi in minore, la metrica tiene. due albanesi, i cibi simili ai loro, dicevano, sarà stato l'effetto delle guerre, dei cinque secoli di dominazione, si dicono con il turco al bancone. mangiano di gusto, la terza è italiana. pace a loro. entrano due ragazzi, uno con lo skateboard, un pasto al McDonald's e uno al kebab. belli, felici e chiacchierini. oscuri quanto richiede la loro età. ecco cosa annotavo sulle pagine del libro che avevo con me:

il cibo unisce
dopo le guerre
prima dell'amore
il cibo unisce
le parole dei giovani
gli sguardi dei vecchi
cibo e poco denaro
la povertà e il tempo
la povertà e la giovinezza
il tempo e l'amore
il cibo e la gentilezza
.

ecco cosa accade a saper guardare ed ascoltare, in culo a quelli che commentano indignati, a quelli che vivono nel pianeta delle scimmie, senza saper sorridere o stringere la mano. io mi commuovo, anche per i festanti palermitani alla cattura dei nuovi boss, per il loro calcistico orgoglio siciliano, alla faccia dei nordici dimentichi delle periferie represse e oppresse.
Si sono fortificati: difesa è la parola d'ordine. Difesa e sicurezza. Per marcire negli agi. (Henry Miller, Tropico del cancro)
riprendo la moto, il sole ha riscaldato l'aria, i pensieri, l'asfalto.
eccetera.

lunedì 29 ottobre 2007

durate interrotte


ci sono giorni in cui sembra così breve il tempo
tra il comico e il malinconico
per esempio, venerdì, unico giorno di sciopero del pubblico impiego, era il giorno fissato dopo una settimana di rinvii per fare tutte le commissioni...presso gli uffici pubblici, ovviamente
traffico, ovviamente pioggerella impalpabile ma molto bagnata
odore di fornai, di cani a passeggio, negozi di parrucchiere che sussurrano calore e intimità con la voce dei phon, profumo demodé di lozioni, vecchie signore che scendono dai bus piegate in due dall'artrosi come sedie a sdraio su un terrazzo, note musicali fioche dalle cuffie dell'alienato di turno, saluti vaghi e svelti di vicini che si conoscono appena, cerco di assorbire, di respingere, è poesia, è non-poesia, male di vivere, felicità sprecata, semplice ignoranza, tre donne intorno al cor mi son venute bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli, conto e riconto le sillabe come gradini -
qualcosa mi prende alla gola, davanti alla porta dell'unico ufficio funzionante in tutta la sede INAIL, e mi sento di nuovo e ancora lo studente, il mendicante, il senza patria, nudo di fronte ad una porta aperta, dietro la quale mi aspettano funzionari svogliati, tristi ma tutto sommato gentili e quindi perché questo freddo che viene da dentro, la frattura, girarsi indietro e vedere i ponti crollare...

giorni in cui dormire troppo o non dormire affatto non fa differenza, dove nelle frasi precipitano i "non", le difese, il guscio d'argento galleggiante su un mare soltanto sognato, luogo di pace e rinascita, timpano, staffa del silenzio invocato e fuggito. mi guardo allo specchio, i capelli sarebbero da tagliare, per quanto siano rimasti in pochi a tenermi caldo, abituati alla libertà del tosapecore fai-da-te crescono facendo una strana spirale al centro della testa, rendendomi simile ad un animale preistorico. chessò, un velociraptor, potrebbe essere?
sorrido appena e mi lavo i denti. dopo di solito mi sento meglio.
ma porto dentro e sono dentro al serpente della notte, serpente cavo, blu e rosso, serpente antico, freddo e coperto d'erba. cuore del mistero dei miei crolli e delle mie esplosioni di gioia.