Visualizzazione post con etichetta musica maestro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica maestro. Mostra tutti i post

sabato 20 giugno 2009

sono un autarchico


il modo migliore per attuare l'eutanasia di un intero paese.

sta riuscendo a meraviglia.

soffocare nel proprio vomito, per una rockstar è la consacrazione, per una società è un'allegra tragedia. o il sogno realizzato di stolidi conservatori.

non oserò mettere le mie parole avanti a quelle del mai troppo compianto maestro Dionisotti.
pochi come lui erano consapevoli della sottile mistificazione contenuta nel proliferare delle informazioni, degli studi, delle opinioni, che allontanano dall'unica possibile fragile verità, quella delle fonti.

martedì 11 novembre 2008

ha visto la luce

ieri sera, come tante altre sere, tornavo a casa in auto
di solito ascolto Hollywood party su Radio3, parlano di cinema, fanno recensioni di film, intervistano attori e registi con intelligenza e umorismo...
ma la radio era rimasta sintonizzata sin dal mattino sulle frequenze di Lifegate radio
e così, per caso - il caso che esiste e il caso che non esiste, fate come vi pare - mi sono trovato ad ascoltare la trasmissione Area protetta
sono rimasto catturato da un brano del chitarrista Jeff Healey, un mio amore di gioventù che non passa spesso per radio
ma, amaramente ho scoperto che è morto, a soli 41 anni, pochi mesi fa
ho continuato a guidare piangendo come uno stupido, anzi no, gli stupidi non piangono...piangevo come un bambino la vita di questo grande e sfortunato musicista, rimasto cieco all'età di un anno per una forma di tumore. suonava la chitarra stando seduto, e la suonava come un dio, con il cuore, il fuoco e il dolore di chi ha molto sofferto, suonando e cantando il blues, e in seguito il jazz.
il mio brano preferito era See the light , puoi vedere la luce del bisogno scintillare nei miei occhi, cantava facendomi venire i brividi, lui che di occhi era rimasto privo dopo un'operazione.
nel video linkato lo vedete nel suo massimo splendore vitale, e nella sua strabiliante tecnica chitarristica. alzate il volume al massimo e godete. è stato uno dei primi a farmi sentire fisicamente la forza nascosta nelle difficoltà, l'altra faccia del male, quando c'è.

arrivato a casa ho sentito il bisogno, magari un po' patetico, di salutare Jeff alla maniera shinto. seduto in seiza ho battuto due volte le mani le mani in silenzio, per farmi annunciare agli spiriti, prima di inchinarmi.

mercoledì 6 agosto 2008

vado in vacanza da una vita

e spero di continuare

domani si parte
dritti fino a Siracusa, prima tappa, Porto Empedocle e Valle dei Templi, seconda tappa
per una decina di giorni a Trapani e dintorni
fino a capitare qui, per finire davvero in bellezza con tre giorni tra concerti e seminari

in valigia, l'essenziale o poco meno
lo zaino con i libri e gli spartiti
la chitarra e i plettri nuovi, tra i quali uno di acciaio bellissimo
macchina fotografica, penne, quaderni e taccuini di varie fogge e dimensioni

e il pensiero che al rientro tutto andrà per il verso giusto, che le piante saranno sopravvissute grazie all'aiuto dei vicini, che nessun temporale avrà danneggiato il server, che in qualche modo sarà caduto il governo berlusconi anche se da una altezza ridotta, che i soldati nelle città aiuteranno i gattini a scendere dagli alberi e gli anziani a portare la spesa, che il petrolio verrà trasformato in acqua potabile...

saluti e baci, statemi bene

lunedì 30 giugno 2008

vicinanza del mare e della musica


22 giugno 2008, Parco S.Giuliano (Mestre)



conquistati i biglietti per il concerto dei Police senza troppa fatica

da ieri siamo in giro, dapprima ospiti da amici, nella loro bella casa ristrutturata sulle colline veronesi
un piccolo viaggio nella memoria, questa mia compagna ogni anno sempre più grande e ogni anno sempre più fresca, memoria facoltà dei poeti e dei musicisti. aggiungo anche degli uomini onesti, così, per non darmi troppe arie.
Verona città del servizio militare, quindici anni fa, ritorna dalla finestra degli studi e delle amicizie casuali. la loro casa sta accanto ad una chiesa in disuso, in una sorta di agglomerato rurale in corso di sistemazione. gli ambienti sono belli e mi sento a mio agio tra il parquet e le piantine di basilico, tra il sottofondo di musica indiana e l'aperitivo di vino bianco frizzante con succo di fragola. ma cuore e mente vanno ad un'altra velocità, a rispolverare lati creduti dimenticati fatti di scorci di cielo e di profumo di lavanda, così rigogliosa fuori della pizzeria col suo enorme cane a riposo, con il suo schermo con la partita Olanda-Russia, con il pizzaiolo compagno di balbuzie che è venuto al tavolo a chiedere se poteva sostituire la mozzarella di bufala con lo stracchino di bufala.
parole, respiri, qualche zanzara sul sottofondo di citronella delle torce. un po' d'amore abbandonato riacciuffato per un soffio. il tempo è sempre un mistero.

dopo la passeggiata nel giardino dei ciliegi e dell'uva, al concerto.
l'abbondanza di presenze femminili mette ancora una volta alla prova la mia pazienza.
ma il parco è davvero bello, affollato eppure stranamente silenzioso...lo spazio arriva dove non arrivano il rispetto e l'intelligenza.
bikini, reggiseni, boxer, gadget della birra Heineken ovunque (magliette, fazzoletti, cappellini, borse, mini-tende, racchette...avranno guadagnato di più così che dai concerti...chissà...). un caffè, una fetta d'anguria, e una barchetta fatta con la scorza e i fazzoletti, accanto allo stand di distribuzione dei preservativi, dove una ragazza con una gonna di jeans platealmente sottodimensionata mi ha donato in visione tutte le sue intimità. io giocavo con la barchetta.
birra ovunque. nell'attesa dei miti della mia precoce adolescenza.
ma prima Alanis Morrisette, che non ho mai potuto soffrire, mi ha fatto innamorare di lei. finalmente nella pienezza del suo florido corpo di donna, è di una bellezza folgorante, una voce cristallina, il gruppo che girava a meraviglia. e poi aveva una chitarra trasparente, come fatta di vetro, dio quant'era bella sulla sua bellezza...
dopo, la partita, dopo, altre due birre e un panino con i peperoni, dopo, loro. in trio. Sting, Copeland e Summers. anziani, certo, e chissà cosa dovevano essere trent'anni fa se oggi, per due ore, hanno tenuto il palco con sicurezza e scioltezza, energia da vendere, improvvisazione e precisione impeccabili. sbagliando col sorriso.

al concerto, all'evento di massa. la vita sembra scorrere potente, più vicina, più nitida, riconoscibile. ognuno che cerca di afferrarne scampoli, giovani o travestiti da giovani, come a carpire il segreto del tempo, di luce propria o di luce riflessa, soli o satelliti. forse è solo un'impressione che la vita sia più vera e davvero consumata senza residui. forse è giusto così. a respirare gli intervalli, come una preghiera mormorando frammenti di canzoni o gridandole tutte intere.

giovedì 21 febbraio 2008

o gioia, o gaudio


(breve introduzione ad uso del lettore: bonaventura è, per definizione, disordinato e malato di curiosità. quindi attualmente la sua situazione è la seguente: oltre al lavoro di commercialista nello studio gestito insieme al fratello maggiore, suona la chitarra in un gruppo jazz e studia tecnica dell'improvvisazione con il GranMaestroMassimoMaltese, è iscritto al 2° anno del corso di laurea in Musicologia e frequenta il corso di formazione per Musicoterapeuti. più o meno è tutto. ah, sì, scrive poesie, diari e legge in media 6/8 libri contemporaneamente. per questo si fa la barba una sola volta alla settimana...)

ieri era il gran giorno, il primo esame dopo anni di travaglio, e dopo l'ultimo cambio di facoltà conclusosi con l'approdo a Musicologia. l'illusione di disperdermi di meno, hahaha, buona questa.
comunque, storia bizantina, mica le favole di mamma oca. circa 800 pagine complessive.
la preparazione è stato il solito circo. ci pensavo dall'anno scorso, avevo già letto i testi quasi un anno fa, poi ho dovuto recuperare un debito in un test di musica classica e mi sono perso via. in sostanza mi sono rimesso sotto dalle vacanze di Natale, con discreta discontinuità, fino alla marcia forzata delle ultime due settimane. comunque, mi sono guadagnato un bel 28/30. meritato, eh...
mio padre si chiamava costantino, devo aver scelto la materia anche per chiudere un ciclo di storia familiare e personale. si è rivelato interessantissimo e anche parecchio arduo da organizzare, 1.129 anni di storia, per la precisione.
mi sentivo surrealmente calmo, a parte la piccola serie di coliche prima di entrare. somatizzo. sarà stata la stanchezza. le risposte spuntavano naturalmente e con sicurezza dalla memoria, dal punto di vista dell'esposizione me la sono cavata. dentro l'aula I vuota le mie sillabe ripetute echeggiavano come un volo d'uccelli, strana sensazione di non essere io a parlare, non corrispondevo alla quiete che sentivo. ma lo stress accumulato non ha fatto sconti, la balbuzie è un barometro sensibilissimo. più dei calli. prova ne sono anche i brufoli spuntati in fronte e uno proprio sulla chiappa sinistra, che oggi mi fa sedere assai scomodamente..
certo, se i professori in passato fossero stati in gamba come il prof.Breccia ieri, non avrei accumulato disagi, ma vabbè, ognuno ha le sue croci, n'est ce pas?
dopo, il festeggiamento, un panino falafel piccantissimo, con birra doppia. e già con la testa nella musica e in altri libri. come se su ogni centimetro di pelle spuntassero occhi, come se ogni centimetro di pelle gridasse che non basta, che non contiene più. la letteratura, come tutta l'arte, è la prova che la vita non basta, disse Pessoa. me lo ripeto sempre. a volte mi fa stare meglio, altre mi strazia. e poi, oggi pare che Emma Bonino abbia trovato l'accordo con il PD, e non posso che esserne felice. il mio voto è per lei. una giornata quasi perfetta.

martedì 29 gennaio 2008

homeworks



compitavo le parole recuperate tra foglietti sparsi tenuti piegati nelle tasche delle giacche oppure infilati infra le pagine di libri e quaderni
nel cuore della notte, la notte dai molti cuori, ormai lo sappiamo
interrotta dal ronzio liquido del frigorifero, crepitante, dall'avviarsi episodico della caldaia, con un botto sommesso e la suggestione della fiamma, dalle rare voci di passanti incerti al ritorno a casa, dal rigirarsi di mia moglie tra le lenzuola che mi attende insonne, aspettando tesa che mi passi il delirio, la geometria insoddisfatta delle scale musicali sotto i polpastrelli doloranti, della sillabazione imprecisa, della lettura alla ricerca di una perfezione che spenga il bruciore
le pagine spesse del quaderno rilegato in pelle assorbivano l'inchiostro, sfumandolo in grigio, la notte soffiava sulle ombre, appena fuori delle finestre, ricopiavo dalle tracce in matita segnate sulle pagine bianche di un libro, avevo sei anni quando fu stampato, sei anni e una vita che non ricordo, a parte la fragilità che ancora mi accompagna, la percezione del sottile strato che lega gli affetti, domande sulla funzione dello scrivere e del pensare, frammenti della vita di Beethoven per gridare sottovoce la vergogna dell'immaginazione rubata, fino a scivolare sulla vanità dell'uso rapido del blog, cominciavo a chiedermi se Montale o Luzi - in nome di chissà quale vita parallela - avrebbero usato questo mezzo per scrivere e pubblicare, domanda inutile come diceva Battisti (Lucio), sarebbero state parole diverse, vite diverse
invocazione all'intelligenza che trae da ogni impasse o impaccio, invocazione al calore nel mio guscio di latta dove mi stavo ritraendo, ridotto e dipinto, con lo sguardo oltre la stretta fessura della bocca, a respirare famelicamente il profumo del domani, solo due ore ormai mi separavano dal prossimo mattino

lunedì 7 gennaio 2008

i giorni dopo


e rieccomi, riposato e pacifico come un orso bianco in letargo

c'è stato il natale, con il pranzo in 14 (solo i familiari strettissimi...), i classici fuochi pirotecnici per grandi e piccini (56 euro al supermercato), ho messo un piede nella vaschetta di plastica dell'acqua degli uccellini che mia madre tiene in giardino (con grande soddisfazione degli spettatori), mi sono saziato di cartoni animati di Charlie Brown e di panettone (in realtà ne ho presi altri due, sempre al supermercato, sabato, adoro fare colazione con il panettone fino a pasqua), di tortellini fatti in casa, di gianduiotti che sono peggio di una droga

c'è stato capodanno, con il cenone su un treno degli anni '30 restaurato, festeggiamenti in piazza a Mantova, un nebbione che dei fuochi si sentivano solo i botti mentre scrutavamo perplessi lo schermo lattiginoso e umido della notte, mezza bottiglia di spumante in mano, gelata, l'altra metà sputata sui cappotti durante il brindisi, qualcuno dei soliti cretini che buttano petardi enormi (inversamente proporzionali alla loro intelligenza) tra i portici del centro storico che sembra di essere inseguiti da un tirannosauro, il rientro sempre in treno, colazione a bordo, tè tiepidino e brioche discreta..ma alle 6 tappa all'autogrill di Muggiano sulla tangenziale ovest a trangugiare un tè adeguatamente rovente mentre simpatici avventori insonni intonavano cori idioti tra grandi risate e i nostri fiati amici e caldi che formulavano parolacce variopinte

il concerto del mio maestro di musica, la febbre di mia moglie, lo studio sconfortante del libro The Advancing Guitarist di Mick Goodrick che non bastano due vite di studio serale dopocena, le poesie di Pessoa, Neruda e Emily Dickinson, il brunch di ieri con un paio di amici e la camminata fino in centro e ritorno, parlando di pipì e di Tolstoj

sono tornato, e tutto sommato mi dispiace meno che negli anni passati
la banalità è che in vacanza è un'altra cosa
la verità è che se si deve rinunciare a qualcosa, spesso si tratta di ciò che amiamo e teniamo vivo nel tempo libero (definizione che ho sempre trovato inquietante...il tempo servo in cui abitiamo e da cui aneliamo difenderci, qualcosa di più di una pur pregevole suggestione marxista/francofortese)
buon anno a tutti, miei cari!

venerdì 14 settembre 2007

accompagnamento


Nutshell (di Alice in Chains)


We chase misprinted lies
We face the path of time
And yet I fight
And yet I fight
This battle all alone
No one to cry to
No place to call home

Oooh...oooh...
Oooh...oooh...

My gift of self is raped
My privacy is raked
And yet I find
And yet I find
Repeating in my head
If I cant be my own
I'd feel better dead

Oooh...oooh...
Oooh...oooh...

(una delle canzoni più strazianti, dolci e ipnotiche mai scritte, buon viaggio Joe/Josef)

la strada per altrove

martedì 11 settembre è morto Joe (Josef) Zawinul.
non sembri cinico il "sorvolare" sull'anniversario della tragedia del WTC di New York, per le vittime della quale provo infinita pietà, mista a forte critica per la politica americana, alla retorica dei paladini del bene contro il male blablabla, dell'attacco cialtrone a sorpresa quando vi sono quantità di motivi per dubitarne e adombrare la solita vecchia banale squallida smania di potere.
non sembri cinico il non menzionare la scomparsa del povero Luciano Pavarotti, di Big Luciano blablabla, già cibo per trafiletti e giornaletti, per popolino abbarbicato alla sua bara in cerca di comparsate e invasioni di campo visivo di celebrità più o meno vere. la sua dedizione alla musica speriamo sia l'unica cosa che resti davvero nel tempo.

ma la morte di Joe (Josef) Zawinul non è intrisa di menzogne e grassa di cibo per addomesticare e non saziare l'ignoranza. Joe è stato uno dei più grandi musicisti, pianista e compositore, del Novecento. non seguo quasi mai i telegiornali, ma nemmeno nelle rassegne stampa ho sentito la notizia. un sms di un mio amico bassista mi ha messo al corrente di quanto accaduto.
aveva 75 anni, miracolosamente, data la vita intensa ed eccessiva.
Joe è l'autore, mai troppo celebrato, di Birdland, brano addirittura famoso, sebbene l'unico.
Joe è intervenuto alla grande alla fine degli anni '60, dopo una carriera già di tutto rispetto, a New York già da una decina di anni piombatovi dalla sua Vienna dove è tornato per morire, scrivendo In a silent way per le sessioni di interminabile sperimentazione di Miles Davis. un capolavoro inaudito. ha suonato con praticamente tutti i più grandi musicisti jazz del secolo, è stato uno scopritore di talenti di prim'ordine, carattere difficile ma entusiasta, creativo al massimo grado.
Joe è stato fondatore, con Wayne Shorter, degli Weather Report, laboratorio di jazz, rock, di musica vera e vitale, padre, insieme a pochi altri, di quella fusion poi diventata tanto di moda.
Joe ha arricchito la vita di coloro che lo hanno incontrato e di chi, come me, più modestamente, ha potuto "solo" ascoltarlo, anche dal vivo, perché fino a pochi mesi fa, coi suoi Zawinul Syndicate, ha continuato ad esplorare e contaminare musiche e culture traendone armonie e provando instancabilmente ad accostare elementi tra di loro, alla faccia dei conflitti.
in coda alla sua musica, è andato via. ha provato a raccontarci qualcosa del mistero della vita.

grazie, e addio. senza applausi, please, il silenzio è musica.

mercoledì 1 agosto 2007

aria di festa


è il primo di agosto, non so se mi spiego
forse no
tra 6 giorni, sei giorni, VI giorni, vado in vacanza
ancora non me ne rendo conto, visto che giusto ieri sono stato vittima di una coda apocalittica (3h20' per percorrere 30km), e a causa di un imprevisto sono dovuto rimanere in ufficio fino alle 23
già mi vedo, prima in romagna, tra sagre avvinazzate e qualche passeggiata sul lungomare, poi a malta una settimana a godere di un mare più vero dell'adriatico, e infine tre giorni di seminario jazz a feltre, tutto il giorno con la chitarra sotto le dita, e la notte jam session(s) infuocate. spero. sapete dove trovarmi, insomma
devo solo fare attenzione a predisporre le cose in ufficio in modo da rispettare le scadenze di metà agosto, per non vedermi costretto a rientri improbabili durante la notte di ferragosto. ma credo proprio che ce la farò
intanto non posso fare a meno di notare, nel magma di notizie, tra le maglie allargate dell'attenzione che cala, almeno un paio di frattaglie inquietanti, sconfortanti, irritanti, captate durante le rassegna stampa radiofoniche, unica fonte del mio tenermi "aggiornato". quindi indignato.
pare che gli u.s.a. abbiano concordato una fornitura di armi all'arabia saudita per la modica somma di 20 miliardi di dollari e all'egitto per 13 miliardi. per calmare israele, leggo allibito, washington promette forniture a loro per 30 miliardi di dollari. dall'altra parte assistiamo ai balletti sulle richieste di riprendere, concludere, pensare, elaborare, stilare, le trattative di pace tra israele e palestinesi. addirittura sotto l'alto patrocinio di putin. ci vedete qualcosa di strano? auguri.
pare che il nuovo primo ministro inglese brown non si sia fatto pregare a lungo per esprimere la sua adesione alla politica estera americana, mirante a "ridurre l'influenza dell'iran" sulle zone mediorientali, anche considerando "l'ipotesi" di interventi di "forza". nel segno della continuità, sospirano di sollievo i laburisti e i conservatori. per tutti gli altri, auguri di nuovo.
per quanto mi riguarda, pare che i miei compagni di viaggio per queste settimane saranno Melville, Pessoa, Garcia-Lorca, D'Annunzio. come se potessi cambiare il mondo.
intanto, buone vacanze a chi partirà prima di me, o a chi non parte ma è in vacanza lo stesso.
(p.s. a proposito di attualità, dedico il post delle poesie di Stephen Spender alla memoria di Bergman, Antonioni, come dico nell'autocommento, e anche a Serrault. grazie.)

mercoledì 18 luglio 2007

interno d'ufficio con gatta


di nuovo, allo scoccare delle 18, l'ufficio ritrova quella dimensione intima rimasta latente nel corso della giornata bollente, sovrappopolata e mediamente frenetica. la gatta si avvicina e salta sulla scrivania, in modo da poter incrociare il leggero moto d'aria del ventilatore, e si predispone alle pulizie sistemandosi nella cassetta dei documenti, mentre ticchetto sulla tastiera un po' per finire il lavoro - che con la temperatura tende a rammollirsi e ad allungarsi come una gomma da masticare attaccata alla suola delle scarpe - e un po' per scrivere, cercando di non pensare alla mosca che ostinatamente si posa ovunque, senza accorgersi di guastare tutta la poesia del momento. mah.
non smetterei mai di ascoltare nutshell degli alice in chains, lenta e ipnotica, una confessione straziata ma che non riesco a definire banalmente "triste". è vera, ispirata, traboccante d'amore e di pena. si addice perfettamente alla foto qui accanto, scattata da me dall'ultimo piano del Centre Pompidou, nel gennaio 2006.

venerdì 13 luglio, concerto del trio capitanato da Keith Jarrett in piazza della loggia a Brescia.
sullo strascico polemico dovuto all'accaduto ad umbria jazz non mi soffermerò. in rete esiste abbastanza documentazione per farsene un'idea. aggiungo solo che jarrett ha colto l'occasione in questo nuovo concerto, secondo molti, per recuperare gli eccessi donando ben tre bis al pubblico che comunque affollava la piazza.
il viaggio è stato mostruoso, il tratto di A4 è funestato da lavori in corso, un numero di camion impressionante, e l'altissima maleducazione degli italiani al volante ha fatto il resto...tre ore per percorrere il tratto milano-brescia ovest. quindi, graziati almeno nella ricerca del parcheggio, io mia moglie e mio cognato ci siamo fiondati a passo di marcia verso la piazza transennata e picchettata da odiosi sorveglianti che, a concerto già (appena) iniziato, non si sono lasciati impietosire ed umanizzare dal nostro trio vagabondo sventolante i biglietti, per evitare di circumnavigare l'oblungo centro cittadino verso l'ingresso ufficiale ormai deserto...ma tant'è, i posti erano già occupati in rigoroso disordine, quindi, culo a scacchi e orecchie spalancate sulle gradinate. finalmente l'aria fresca, finalmente la piazza silenziosa, le teste accarezzate solo dalle note libere danzanti emanate, letteralmente, dai tre musicisti in unione mistica sul palco. già, i tre musicisti: Keith Jarrett al pianoforte, Gary Peacock al contrabbasso e Jack deJohnette alla batteria. livelli assoluti, un concentrato di storia del jazz e della musica del novecento. un momento da raccontare ai figli ed ai nipoti per chi, come me, a causa di un'età comunque troppo giovane, gran parte dei geni li può e li ha potuti ascoltare solo in registrazione.
il raccoglimento del pubblico mi ha sorpreso, l'attenzione, il respiro. l'unico semaforo della piazza continuava a sgranare le successioni di verde e rosso, ipnotico, finché un velo nero stesovi sopra da qualcuno ha trasformato la piazza in una camera da letto, abat-jour smorzata. le logge appena illuminate, nobili e antiche architetture, una in particolare pareva abitata da eletti a suggerire feste cene e sensualità languida e sfrenata, mentre i fortunati abitanti delle case stavano sui balconi e alle finestre ad assorbire il canto della sera.
la purezza non sterile dei suoni, seguire con la mente e il corpo lo snodarsi delle strade scovate dal genio ispirato, gustare le differenze tra il pianoforte libero di scandire e trasformare temi noti secondo un altro tempo, di precipitare in assoli distillati e cristallini oppure gorgoglianti di anse e cascate, e il contrabbasso logico e melodico, rigoroso e libertino dalla voce pastosa, mentre piatti e tamburi porgevano lo scalino al momento giusto per spiccare il volo o riposarsi a terra un istante. la mia pelle sussultava e ondeggiava come fosse stata d'acqua. forse lo era davvero. quella musica è diventata parte di me, della mia confusione e della mia gioia, che in questi giorni mi perseguitano. di più è difficile dire.

lunedì 9 luglio 2007

quando suono

ieri c'è stata la festa di compleanno di fabio, mi aveva avvisato più di mese fa.
per i suoi quarant'anni, ben portati devo dire, aveva deciso di fare le cose in grande, affittare un'ala di un agriturismo molto bello in brianza, e di metterci dentro dei momenti musicali grazie ai molti amici musicisti presenti alla festa
buon cibo, vino fresco, compagnia di semisconosciuti, ma il giardino era splendido, la vasca con i pesci rossi, il maneggio pieno di cavalli magnifici dal pelo di cera, in mezzo allo splendore milanese una coppia con un figlio intelligente ma gravemente "disabile" fisicamente, in carrozzella, bevevano, mangiavano, ridevano, il ragazzo pronunciava le labiali senza chiudere la bocca, con un battito di denti, curioso mi sono detto, fa come me quando balbetto, a volte; al mio tavolo cercavo di mettere nello sguardo tutta l'umanità semplice che potevo, pregando di non farli sentire troppo osservati o ignorati, insomma "normali", con una storia e una vita dura e ammirevole da mostrare senza vergogne.

poi, qualcuno ha cominciato a prendere in mano gli strumenti, qualche motivetto stentato, gran sudore, forse per il troppo mangiare, e lentamente un gruppetto di jazzisti si è composto spontaneamente. beh, senza farmi pregare troppo ho vinto la mia proverbiale timidezza, che altrettanto proverbialmente svanisce allo scoccare della prima nota, ho imbracciato la chitarra - specifico la MIA chitarra, poiché sono mancino - e mi sono fatto portare da lei, la musica. una volta di più mi sono sentito fortunato a poter prendere in prestito una piccolissima parte dell'immensità della musica possibile, ad assaggiare per un istante il brivido dell'improvvisazione, quel piccolo miracolo che traccia una melodia dove prima non c'era nulla, la sensazione di aver qualcosa da dire, percepire l'attenzione di chi ascolta.
quando suono mi sento vivo, addirittura reale, addirittura prezioso
quando suono non penso, assorbo e rimando, come un grande polmone, come un grande cuore, ringrazio e accetto i ringraziamenti, sapendo che non sono per me, che non sono io.
forse non diventerò mai un musicista o un poeta degno di nota, il lavoro, il matrimonio, o chissà quale "dovere", mi imporranno di interrompere il percorso che ho tenacemente difeso sino ad oggi nell'illusione di mettere la volontà al servizio di un destino, e dovrò ridurlo ed etichettarlo tristemente come hobby, ci penso spesso, e a ripensarci il mio dissidio di sempre esplode rabbioso e irrisolto, il "riposo che ti meriti" fa parte della "crescita" borghese, così come concepita e tramandata da un'istruzione violentemente posta al servizio del produrre, dell'economia, dello sviluppo, del benessere. spero di non cedere all'inganno atroce dell'aridità del possesso che vende il "fare" per il "creare", che mette i figli contro i padri e le madri, che pone la buona esecuzione più in alto della buona ispirazione e il brevetto al di sopra del gratuito. per un istante gusto la ragione, quella spirituale e materiale.
je est un autre. io è un altro, aveva ragione rimbaud. aveva ragione seneca, siamo in prestito, avevano ragione tutti i mistici. infine, hanno ragione tutti e basta, tutti coloro che hanno avuto il coraggio di perdersi, di lasciare, di vincere la nostalgia della partenza per abbracciare la speranza e l'onestà, coloro che vedono la gioia dell'abbandono, non solo il trauma.
ci penso sempre, e a ripensarci mi sento tremendamente fragile, incerto, orgoglioso, spaventato.

mercoledì 6 giugno 2007

cuore a colazione

questa mattina la sensazione è stata quella di avere il cuore spezzato
in auto, durante la solita coda, andava lo splendido disco di antonella ruggiero, in cui rivisita alcune canzonette dell' "entre deux guerres" italiano, meravigliosamente, fisarmonica, pianoforte, contrabbasso, archi...
e le melodie, parole ormai banalizzate "non ti scordar di me", "è primavera, svegliatevi bambine" si sono aperte come un lampo la strada polverosa che porta verso le lacrime
avevo voglia di piangere
o meglio, non era proprio voglia, era desiderio, desiderio di fare l'unica cosa che mi sembrava possibile
di colpo tutto il peso della stanchezza
la rabbia e la pena per la rassegna stampa appena ascoltata
la sensazione acuta di vivere qui, dove lo splendore umano convive, non si sa come, con la più folle politica dell'abbandono, del frammento episodico
potere dell'arte, faceva sembrare tutto dolorosamente vero, e dietro ogni cosa, un riacutizzarsi del dolore
la normativa sui diritti d'autore? lasciamo stare per favore - viabilità e trasporti? ho un libro del 1968 dove già si vede il disegno della linea3 della metropolitana milanese, gialla già allora, realizzata oltre vent'anni dopo - crisi o non crisi di governo? ho detto che non è giornata, bush vuole vendere lo scudo spaziale ai cèchi, abbiamo avuto otto, dico otto, governi e microgoverni andreotti, da togliatti e de gasperi siamo arrivati a prodi e berlusconi e ancora stiamo a interrogarci sulla moralità della politica, aggiungerei e che cazzo se non abbassasse troppo il tono...
la sensazione di essere di vetro, il bandolo della matassa sepolto nell'orticello cui tutti dovremmo essere condannati a vivere a viso schiacciato a terra
però ora non mi viene più l'ispirazione di prima, è passato il momento in cui avrei dovuto scrivere
giuro che era tutto incredibilmente al suo posto
commovente, poetico, al posto di queste ceneri fumanti, prima di cominciare il lavoro
non ho pianto, accanto a me c'era mia moglie
forse è per questo che il matrimonio non mi rende felice
non mi sento libero di piangere
ma è colpa mia

crapa pelada fa i turtèi
ghe ne da minga ai sò fradèi
no no no no
i sò fradèi fan la fritàda
ghe ne dan minga a crapa pelada
no no no no


martedì 5 giugno 2007

zen music from france

questo è il nome della stazione radio via internet che bonaventura ascolta durante il lavoro, quando ormai si fa sera, la testa è gonfia come una spugna, ma ha la consistenza della paglia, una sorta di battipanni, insomma, e il senso di estinzione si fa pericolosamente prossimo
passa di tutto, un adagio di albinoni cantato da una interprete araba, che potrete non crederci ma è bellissimo, altre volte sinuosi e sensuali ritmi brasiliani lenti, sfumati di elettronica, e poi gli immancabili ruscelli e cinguettii di volatili di ogni specie e genere. per me potrebbero essere sia usignoli (usignuoli o rosignuoli, in italiano nobile) che aquile, tanto poco sono allenato a distinguere i gorgheggi che pure mi incantano. l'illusione di una apertura, che basta a coprire il trillare inesausto dei telefoni. scadenza di tasse, i clienti devono partire per le vacanze, nonostante tutto.
certo, fà un po' tristezza ripassare i panorami al chiuso, ma tant'è
la sapete quella dei bambini che, intervistati sull'origine delle uova, risposero "il frigorifero del supermercato" o giù di lì, no?
surrogati, ma anche io mi sento un uomo sintetico in questo periodo
plastificato, come una carta da gioco
disinteressato all'attualità. insomma, sta succedendo un (apparente) terremoto tra Visco e gli amici della Guardia di Finanza, trasferiti i vertici Milanesi del corpo, intercettazioni, fumosi e irritanti resoconti, lo spettacolo di Berlusconi che prende le difese delle fiamme gialle in nome di quelle regole che lui per primo ha contribuito a rendere volgari e inutili...ma a sentire le conversazioni comuni, non c'è traccia di tutto questo. il tempo tiene banco, fà caldo, fà freddo, troppo sole, troppa pioggia, non è il caldo ma è l'umido, non è il freddo ma è l'umido. evergreen argomentativo, inesauribile. e pensare che lo sarebbe anche capire, non banalmente, andando a fondo, che onestà e potere economico respirano arie differenti.
allora preferisco tenermi un briciolo di forze, e per stasera sognare lascive donne sudamericane o arabe che ballano questi ritmi "zen" mentre scorrono ruscelli di plastica e cantano uccelletti di paglia come la mia testa.