lunedì 17 marzo 2008

une soirée en enfer


non voglio essere la memoria di tutto, non posso essere.
lavoro che è memoria banale di denari, di scadenze. fiancheggiamento, auscultazione e forse devozione.
per inciso, vorrei ora viaggiare in treno tutta la notte solo per lasciar scorrere i pensieri, l'immaginazione, solo per trascrivere le vite possibili, gli sfioramenti della fantasia, l'irrealtà che da sempre mi consola
inseguire le parole, dopo una vita che pare un'imitazione
non mi ci riconosco più. non mi riconosco più.
come se la protezione dal quotidiano fosse anche protezione dal profondo.
come se la sordità alla menzogna fosse anche sordità alla verità.
essere un profeta noioso, che sarcastico destino.

poi, seduto sulla panca di marmo, leggi un libro con le dita nel naso.
rumore di sacchetti di carta, sulla banchina di fronte zoppica un utente che mangia hamburger.
segnale acustico, una voce disfatta nel messaggio di servizio.
ormai è notte, una voce può ridursi a dei suoni sconnessi, per la pessima acustica sotterranea, per la latente inutilità del lavoro
una voce parlante può ridursi a nient'altro che ad un rincorrersi fastidioso di echi, ad un risuonare incomprensibile. può succedere.

brucerò un'altra idea per superare la notte
la stanchezza è un foglio di velina sulle labbra, vibrante ad ogni respiro, che fa prurito, che fa ridere ed amareggia
dio, che realtà disgustosa
persino le metafore nascono perbene.

comédie humaine

non nascondo una punta di soddisfazione nel leggere che la Guardia di Finanza ha imputato ai signori Dolce e Gabbana 259 milioni di euro di redditi evasi al fisco grazie ad un "geniale" meccanismo fatto di società esterovestite che dirottavano i ricavi verso il Lussemburgo, ottenendo il 30% di risparmio di imposte...li hanno pizzicati anche perché i referenti italiani non avevano cancellate le e-mail scambiate con la sede estera.
sono stati più volte ospiti della Bignardi, a fare discorsi di etica, politica e religione. li trovavo sgradevoli e boriosi anche senza questa figura di merda, che in realtà si chiama "reato".
come loro tanti altri, anche cittadini comuni che nel loro piccolo si credono in diritto di intervenire e pontificare per luoghi comuni forti di una immagine di successo e del senso di impunità. o magari solo perché navigano sul sito di beppe grillo o hanno letto il libro "la casta" e si sentono investiti di toga nera o rossa.
recentemente uno così è persino stato al governo per 5 anni, e ancora ci prova.
"politica" non sono solo i comizi, fortunatamente. la politica passa anche di qui.

lunedì 10 marzo 2008

visioni di berlino/2

riprendo da qui, da Charlottenburg, castello barocco che si trova alla propaggine nord-occidentale della città. l'impatto visivo è più o meno questo, le nuvole sono state un regalo dell'ultima giornata a Berlino, girando con le valigie...è la più ghiotta delle testimonianze storiche rimaste a Berlino dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. all'interno vi sono quadri - tra i quali quelli del mio amato Friedrich - e oggetti esposti, ma code chilometriche...ci accontentammo di pranzare nell'Orangerie all'interno del parco, un posticino incantevole e accogliente, come tutti quelli sperimentati lì. di notte passeggiare per la città è meraviglioso. come in ogni bella città, del resto. a parte il freddo che mi impediva di rimanere immobile con le mani, ragion per cui metà delle foto sono venute leggermente mosse, come questa ad Hackensche Hofe, splendido monumento in stile secessionista, le piastrelle lucide, i caffè all'interno, davvero un luogo suggestivo.

la "chiesa del ricordo", lasciata come era alla fine della guerra, nel cuore della zona shopping, in un mosaico fatto di opere di arte contemporanea, dai grandi magazzini KaDeWe, tra chioschi di curry wurst e patatine fritte. per assimilare e distinguere tutto ci vogliono giorni...
Berlino est. Karl Marx Allee è l'autostrada cittadina, perfetta per le parate e le esibizioni, ora affiancata da grandi costruzioni come la sede delle assicurazioni Allianz. La foto con l'omino rosso mi piace particolarmente. mi faccio i complimenti da solo, e vabbè...
vicino Potsdammer Platz, la celebre e discussa piazza ultramoderna e futurista un tempo attraversata dal muro. il freddo non mi ha consentito di scattare altre foto che non fossero tremolanti. mi è rimasto il senso di fierezza di una città che non esita a trasformarsi e cambiare, fervida, accogliente. da turista mi posso sicuramente sbagliare, ma è stata una sorpresa, un luogo in cui tornare.

giovedì 6 marzo 2008

6 cose di me senza importanza

su invito di Auramaga mi accingo a compilare questo piccolo catalogo delle inutilità bonaventuriane, divertendomi a pensare e a dare un piccolo commento. il gioco consiste appunto nel fornire un elenco di 6 cose (oggetti, tic, abitudini) di noi stessi che riteniamo siano senza importanza.
come da istruzioni riporto il link di chi mi ha coinvolto, e girerò ad altri 6 bloggers l'invito.
i giochi di questo tipo mi piacciono, trovo che aprano una bella strada per conoscersi e comunicare, e ringrazio Auramaga per l'invito...e ora vediamo un po' (non in ordine di importanza, se sono inutili...)...

a) mi arriccio le folte sopracciglia quando leggo o mi concentro
b) detesto i jeans neri
c) uso solo penne a sfera, meglio se con inchiostro blu
d) porto sempre con me un piccolo bloc notes o un Moleskine
e) non riesco a leggere un solo libro per volta
f) sono allergico al tonno in scatola (forse anche a quello fresco, ma non mi interessa saperlo)

i prescelti credo saranno La Flauta, PlacidaSignora, DarkSylvia, Giacomo, Amelia e Amalteo

mercoledì 5 marzo 2008

vita contemplativa

ho amato visceralmente il romanzo Zorba il greco, di Nikos Kazantzakis, autore di impressionante potenza altrimenti poco noto o del tutto sconosciuto, e quel poco dovuto più che altro all'omonimo film di Kakoyannis con Anthony Quinn
un'altra sua opera è stata fonte per il film L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese
non sapevo che la sua vita si fosse incontrata con quella di Miguel de Unamuno, altra singolare, discussa e poco nota figura di intellettuale e scrittore a cavallo tra Ottocento e Novecento
e persino con quella di Mussolini
sarebbe cosa utile l'edizione delle sue interviste, e magari la traduzione del suo lavoro principale, Odissea, titolo importante, poema in 33333 versi
che a sua volta si incrocia con un altro poeta importante del nostro tempo, Derek Walcott e il suo Omeros e la sua versione teatrale dell'Odissea (di Omero).
per dire della sottile e inesauribile vena greca e neogreca che attraversano il nostro mondo. altro che baloccarsi a proposito dell'utilità delle lingue classiche.

martedì 26 febbraio 2008

sirena


la notte scorsa ho riprovato a fare un sonnellino dopo-cena/pre-studio puntando la sveglia alle 21:30. non ho nemmeno sentito il trillo. il mio braccio destro ha agito autonomamente e ho riaperto gli occhi alle 1:47.
e mi sono alzato, sono sceso al piano di sotto intenzionato a leggere e suonare per almeno un paio d'ore. avevamo lasciato però la tv accesa, su LA7.
in quel momento Alain Elkann stava intervistando Valeria Golino, attrice italiana tornata sulla cresta dell'onda ormai da qualche tempo, apparsa in film come A casa nostra, La ragazza del lago e il recente Caos calmo. a parte quest ultimo, gli altri li ho visti trovandoli buon livello.
di lei ricordavo i ruoli in Rain man e nel demenziale ma divertente Hot Shots!
ricordavo la voce che mi suonava sgraziata, incrinata come il fondo di vecchie bottiglie, ma quegli occhi e i capelli ricci mi sembravano comunque indimenticabili, nonostante l'impressione di fiato corto ad ogni frase, di tonalità faticosa e spesso monocorde che si spegneva dopo ogni parola, parole ricavate dal silenzio, e quel profilo di durezza complessiva come un'anima di fil di ferro. la penso ancora così.
ma la notte scorsa me ne sono innamorato, nonostante le domande inesorabilmente a una dimensione di Elkann, che non riusciva a trasformare un questionario in una conversazione brillante e stimolante, sprecando un'occasione dalle sfaccettature erotiche possibili, mentre pizzicavo svogliatamente la chitarra

forse per tutto questo, e anche per il fascino classico che emanava dal suo viso calmo, dalle risposte delicate che contrastavano con l'idea di inaccessibilità, per lo sbuffo a fine intervista come fosse stata una faticaccia, per la grazia innata che vedo in certe donne quando stanno sedute, per il fatto che ha 42 splendidi anni e sono sensibile alle donne più grandi di me, o forse perché la sua passata semplice sensualità di starlet ora è stata riassorbita e distribuita in profondità, in un sorriso o in uno sguardo da notte insonne. il suo profumo era quasi percepibile e avrei voluto poterle parlare, offrendole un bicchiere di Porto, seduti sulle scale fuori della porta.
certo, è fidanzata con Scamarcio, ma cosa conta, nessuno è perfetto

nuove spigolature



da ignorante quale sono su molti argomenti, mi faccio domande magari ingenue, ma non me ne vergogno
ho, come molti, la passione di sapere, di conoscere, che non è certo una novità. "ogni uomo desidera per natura di conoscere" è una formulazione che troviamo nella Metafisica di Aristotele...
ho perduto invece l'ossessione di avere (o, ancora peggio, di dire) una mia opinione su tutto (o almeno di sfornarla immediatamente), moda che va invece allegramente diffondendosi. questa ha formulazioni meno nobili ma non è meno antica della precedente...basta dire qualche frase riciclata sugli argomenti di grido per apparire al passo coi tempi e soprattutto lasciare un'impressione di intelligenza e smaliziata sapienza.
come quel signore che, partendo dalla constatazione che sono stati installati ripetitori per cellulari in alcune stazioni della metropolitana milanese così che - come accade in altre città europee quali Parigi e Berlino - i telefonini "prendono" anche in viaggio, estendendone quindi l'uso anche sottoterra, giunse con un volo pindarico alla conclusione che poi ci lamentiamo se i giovani sono rincoglioniti. sottintendendo l'effetto dell'uso eccessivo del cellulare...ma il filo che collega i due capi del ragionamento (?), la parte che cioè più importa perché dà conto dell'andamento e della fondatezza del pensiero, è stato sacrificato in favore dell'asso nella manica, la massima conclusiva, prendere o lasciare. da un giudizio di merito - verso il quale si può dissentire e ragionare - ci si sposta su un giudizio di valore fondato sull'autorità di una fonte o di un luogo comune, da assorbire o rigettare come un corpo estraneo. dal quale, ahimé, raramente crescono perle. questo è ciò che offre molto (troppo) del panorama informativo e politico attuale italiano. fatto di malafede e disonestà intellettuale. come p.es. mettere in campo i personaggi ormai da commedia dell'Arte (personaggi presi dal vero ma resi inerti dal farne un tipo e quindi un fantoccio ad uso del commediante) del pensionato che non arriva a fine mese, del clandestino che minaccia la sicurezza, del giovane bamboccione/precario, dell'imprenditore evasore, fino ad arrivare al dio che vuole così... e mettere in piedi uno spettacolino confezionato ad hoc per il quarto d'ora di celebrità. no, non è nuovo reggersi sulla convenzione ed il conformismo, epperò questa perdita di sensibilità davanti al reale mi pare ormai intollerabile, non mi piace, è dannosa, pericolosa, subdola. "campagna elettorale" non è licenza poetica.